L’Emilia-Romagna? Un posto per giovani

Voglio sottoporvi un’altra idea per il prossimo quinquennio.

Sappiamo tutti quanto sia difficile la vita dei giovani oggi.

Poco lavoro, ma soprattutto molto precario e con bassi salari. Difficile mettere su casa, fare scelte di autonomia. Di conseguenza – anche chi li vuole – fa pochi figli, e tardi. Il futuro delle pensioni diventa incerto. Molti giovani scappano all’estero. E con meno giovani, siamo un Paese meno dinamico, con meno imprese e meno crescita.

Allora, ripartire dai giovani significa proprio far ripartire il Paese. E’ l’unica strada.

Investire pesantemente in conoscenza, come ha detto Stefano Bonaccini, sarà la nostra priorità. Lo è già stata in questi anni, ma dovrà esserlo ancora di più. Dagli asili nido all’università. Dalla lotta alla dispersione scolastica al sostengo alla ricerca.

E allora porto con me in Regione – se sarò eletto – due proposte:

  1. Potenziare il sistema di ORIENTAMENTO alle scelte scolastiche e universitarie.
    Abbiamo pochi giovani, non dobbiamo consentire che si disperdano, che sbaglino strada, che vivano insuccessi formativi. Dobbiamo aiutarli a scegliere consapevolmente, lasciandoli meno soli insieme alle loro famiglie. Non solo più informazione sulle scuole e sulle facoltà, ma più conoscenza di sé stessi, del mercato del lavoro, di come costruire proprie idee e progetti tra le opportunità del nostro territorio.
  2. Un grande PATTO DEI GIOVANI, tra Regione e nuove generazioni.
    Abbiamo già fatto nel 2018 un “Patto per il lavoro – Giovani più” (https://www.regione.emilia-romagna.it/giovanipiu), ma non basta. Occorre costruirlo meno dall’alto, più insieme ai giovani, con la loro partecipazione, anche per favorire la loro presenza nei luoghi della decisione, dell’associazionismo, della rappresentanza. Subito dopo le elezioni, diamoci qualche mese per incontrare i giovani dovunque sono: in ogni comune, nelle Università, nelle scuole, nel mondo sportivo e del volontariato. Ascoltiamo problemi, confrontiamo idee e proposte. E poi facciamo un PATTO: cosa può metterci la Regione (risorse europee, norme, strutture, progetti) e cosa può mettere e ricevere ogni giovane di questa regione, che risieda o che studi qua. Verso un lavoro stabile, di qualità, verso una formazione sempre più mirata ed efficace. 

Dei giovani parliamo troppo. Ma facciamo poco, specie consentiamo a loro di fare troppo poco.

C’è bisogno di un grande sforzo collettivo e unitario per dare spazio ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze, con idee e risorse, per una Regione che diventi un posto per giovani.