Serve altro

Serve altro.

Lo ammetto, lo dico chiaro: al Partito Democratico serviva ben altro.

Forse anche un Congresso, ma non questo. Non fatto così.

E non solo per i tempi, lunghissimi, tardivi. O per i modi, frammentari, confusi.

Serviva un altro Congresso proprio come impostazione di fondo.

Serviva una occasione di profonda apertura alla società italiana.

A tutta quella (ampia!) fetta di società italiana che -pur non ritrovandosi nel PD di oggi- si sente diversa e alternativa rispetto al neo-nazionalismo della Lega, al populismo incompetente dei M5S; soprattutto, che si sente alternativa all’idea di una Italia che pensa di fare da sola, contro l’Europa, in un mondo dove ormai la competizione è tra giganti globali.

Avremmo dovuto invitare sindacati, associazionismo, intellettuali, giovani, imprenditori, esperienze religiose, volontariato, cooperatori, disoccupati dentro ad una “stanza” e dire loro:
«Ok, ci abbiamo provato, nelle difficili condizioni date, ma abbiamo fatto degli errori. Diteci senza sconti tutto quello che abbiamo sbagliato e ancora sbagliamo, ma aiutateci. Anche a cambiare. Però diteci anche se vi va bene l’Italia che si profila o se -come noi- ne sognate un’altra. Se ne sognate un’altra: organizziamoci per fare insieme un pezzo di strada in quella direzione».

Avremmo dovuto farlo già l’estate scorsa, ma non l’abbiamo fatto.

Avremmo almeno potuto provare a farlo in questo Congresso.

Ma siamo tutti a schierarci, a dividerci, a misurare opportunità, amicizie, convenienze.

«Tu con chi stai?» è la domanda che ogni giorno mi sento rivolgere, in ogni occasione, in ogni riunione, in ogni corridoio.

«Io con chi sto?»

Ma è questa la domanda che serve porre oggi con insistenza dentro al Pd?

E’ davvero questa la domanda prioritaria che mi devo porre?

E’ davvero questo il nostro migliore modo di servire il Paese?

Certo, un Congresso è sempre un grande esercizio democratico, serve a decidere una linea.

Speriamo almeno che ci sia davvero un confronto tra “linee”, tra visioni!

Tra chi crede o non crede che sia possibile una alleanza coi populisti a Cinquestelle.

Tra chi crede che vadano difese le tutele di sempre, e chi pensa che in una società nuova, globale, con nuovi lavori, servono nuove tutele, per poter difendere le persone, come si è sempre fatto e sempre si deve fare.

Tra chi crede che le risposte per ritrovare consenso siano nel passato abbandonato, e chi pensa che ci sia una “nuova sinistra” europea ancora tutta da inventare.

Tra chi crede che senza dare risposte sulla sicurezza non c’è patto sociale e quindi rispetto degli ultimi, e chi pensa che questi siano temi della destra.

E così via…

Mi auguro -almeno- sapremo parlare di questo, dei problemi veri della società italiana investita dagli effetti della globalizzazione economica e della innovazione tecnologica.

Ma sono molto preoccupato, che tutto questo sia una gigantesca conta, che poi finirà nelle consuete contrapposizioni, dialettiche interne che ormai nemmeno noi stessi capiamo più.

Ecco perché vi dico “serve altro”, e sono piuttosto deluso e preoccupato.

Parteciperò, darò il mio sostegno al progetto politico che ritengo migliore, ma non chiedetemi di fare il tifoso contro questo o contro quel candidato.

Attendo con fiducia, e farò tutto il possibile, contro ogni evidenza, perché da questo Congresso esca il bene, non solo del Pd, ma del Paese.

Perché resto profondamente convinto, come 10 anni fa, che il Paese ha bisogno di un grande partito riformista e innovatore, come deve essere il PD.

E farò di tutto, anche in questa occasione, per dare il mio contributo in questa direzione.

Non da tifoso, non col coltello tra i denti, ma come posso e come so, col lavoro quotidiano in Regione e nel partito, e col contributo di riflessione e di idee che certo non farò mancare in questo Congresso.

Certo che a questo Paese, oggi, in ogni senso, serve ben altro.

Cerchiamo di farne almeno un primo passo nella direzione giusta.