Legge regionale sulla promozione della salute

L’Emilia-Romagna è la prima Regione a dotarsi di una legge organica sulla prevenzione

Ci ho lavorato, ci abbiamo lavorato tanto in Assemblea Legislativa regionale.

È la prima Legge organica -a livello nazionale- in materia di promozione della salute: un tema di straordinario rilievo per la qualità della vita dei cittadini e delle comunità.

Un provvedimento che vuole promuovere un corretto stile di vita ed il benessere delle persone migliorando la prevenzione di tante patologie, come quelle cardiache o respiratorie.

È questo il senso della “Legge sulla Prevenzione” della quale sono stato relatore e che ho esteso in collaborazione con altri colleghi, in primis il Presidente della Commissione Sanità dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna Paolo Zoffoli.

Contrariamente a quanto accade giornalmente sia a livello nazionale che locale, questa Legge ha avuto un percorso straordinariamente semplice e lineare, in Commissione tanto quanto in Assemblea. Un percorso lungo di confronto, che poi ha prodotto largo consenso. Il provvedimento è stato approvato infatti all’unanimità da uno schieramento “tripartisan”, che ha unito, per la prima volta in questa legislatura regionale, centrosinistra, centrodestra e Movimento 5 stelle.

Perché questa legge è importante?

Da tempo la medicina ci indica come stili di vita sani, adeguata attività motoria, alimentazione corretta, prevenzione ambientale, adeguata informazione, etc. costituiscono fattori essenziali non solo per vivere più a lungo, ma soprattutto per vivere in buona salute per più tempo.

Questo complesso di azioni che possiamo mettere in atto quotidianamente viene definitivo “prevenzione primaria”, ossia la prevenzione rivolta a chi ancora non presenta sintomi o malattie, e che si affianca alle politiche di screening da tempo adottate nella nostra Regione, e a tutte le forme di prevenzione che già da tempo adottiamo per evitare l’aggravamento di chi ha già riscontrato qualche problema di salute.

Il premio Nobel Rita Levi Montalcini definì in questi termini gli obiettivi della medicina di prevenzione: «Se la durata della vita media è di circa 80 anni, la durata della vita media in salute è in realtà di 50 anni. Riuscire a trasformare questo intervallo di 30 anni in un periodo di vita sana significherebbe non solo elevare la qualità della vita delle persone, ma anche liberare risorse importanti del Servizio sanitario nazionale».

E’ proprio questo, in sintesi, l’obiettivo della legge.

Per un Paese ed una Regione la cui popolazione continua a prolungare l’attesa di vita (e quindi a invecchiare) è essenziale dunque investire non solo sulla qualità del sistema sanitario, ma anche sulle politiche di prevenzione primaria e di promozione della salute, attraverso strumenti che passano essenzialmente dalla sensibilizzazione e informazione, dalle azioni specifiche nelle scuole e nei luoghi di lavoro e vita quotidiana e che devono rivolgersi all’intera popolazione, anche col fondamentale contributo della medicina di base.

Basti pensare che nel nostro paese, secondo i calcoli dell’OMS, il fattore che causa più disabilità e più perdita di anni di vita è la dieta (13% del totale degli anni di vita in salute persi dalla popolazione), seguita dall’ipertensione (11%), dal fumo (10%), dal sovrappeso (9%), dalla sedentarietà (6%), dalla alta glicemia e colesterolemia (5% e 3,5% rispettivamente) e dal consumo di alcool (3,5%). Tutti fattori che, con adeguate politiche di prevenzione primaria e promozione della salute, potrebbero essere contrastati, acquisendo anni in salute e riducendo i carichi per il sistema sanitario nella terza e quarta età della popolazione.

La nuova legge regionale si propone anche un importante obiettivo di equità: sappiamo infatti che le persone disoccupate, o con bassi redditi o bassa scolarità, che già sono svantaggiate sotto molti aspetti, sono anche quelle che fumano di più, mangiano peggio, fanno meno movimento: così a minori opportunità sociali si sposa anche una minore qualità e durata della vita. Anche per queste persone è quindi importante l’informazione, l’opportunità di fare movimento senza dover spendere altri soldi, essere coinvolti nei programmi di prevenzione, etc.

Ma la nuova legge regionale, in concreto, come funziona?

In concreto, la Legge istituisce in regione Emilia-Romagna un “Sistema regionale per la promozione della salute e la prevenzione”, una sorta di innovativo “welfare della prevenzione” cui sono chiamati a contribuire i soggetti più diversi: pubblici e privati, enti locali, associazionismo, mondo della scuola, del lavoro, dello sport, del tempo libero, creando una “Rete regionale” da impegnare nella promozione di progetti di prevenzione per le comunità locali.

La legge definisce finalità e principi di questa “rete” per promuovere la salute, e introduce un glossario condiviso per gli operatori. La Regione, in base al disegno di legge, programmerà queste azioni per la prevenzione definendo una “Strategia regionale per la promozione della salute e la prevenzione” (SRP) e continuando a emettere, come già oggi, un “Piano Regionale della Prevenzione” (PRP), con carattere operativo. Vari articoli della legge sono dedicati alla definizione e valorizzazione del ruolo di diversi ambienti ai fini della prevenzione: non solo quello medico sanitario, ma quello scolastico, del lavoro, dello sport, etc.

Altri articoli sono dedicati a tematiche specifiche, come la prevenzione delle conseguenze delle malattie del sistema cardiovascolare e della morte cardiaca improvvisa (con l’obiettivo, tra l’altro, di rendere l’Emilia-Romagna la prima regione interamente “territorio cardioprotetto”), del diabete, delle dipendenze (anche in riferimento alle nuove “dipendenze tecnologiche”), delle patologie oncologiche, fino alla promozione della sicurezza del bambino, del benessere psicofisico e della salute mentale, con attenzione specifica alle azioni rivolte alla comunicazione sociale e alla formazione diffusa della popolazione.

Per l’attuazione di queste politiche, anche attraverso contributi ai mondi e alle associazioni coinvolte per l’attuazione dei progetti, la legge prevede lo stanziamento annuale di 3,5 milioni di euro, aggiuntivi rispetto alle risorse già impegnate dalla Regione per le politiche di prevenzione.

Di particolare rilievo sarà dunque il ruolo dell’associazionismo che potrà essere sostenuto da queste risorse nell’essenziale compito di comunicare e promuovere dal basso la prevenzione primaria e i corretti stili di vita.

La legge entrerà in vigore il 1° gennaio 2019 e per essere pienamente operativa richiederà solo pochi atti attuativi da parte della amministrazione.

L’attuazione della legge passerà soprattutto attraverso i territori.

In particolare, dovrà essere attivata nei Distretti sociosanitari, che tramite accordi con i comuni e i soggetti pubblici e privati, potranno promuovere progetti per la salute dei cittadini del loro territorio.

Ci aspettiamo da tutte queste realtà il massimo impegno e il massimo contributo perché la Legge possa essere presto operativa, le risorse erogate, e possano crescere ulteriormente i tanti progetti che ogni giorno potranno aiutarci ad essere un po’ meno pigri, un po’ più attenti alla nostra salute, per una comunità che non solo vive più a lungo, ma vive più a lungo in salute.

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