IL PIANO DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PER L’APPENNINO. LA MONTAGNA AL CENTRO

L’appennino non è solo un posto dove andare a fare una vacanza o una scampagnata.

L’appennino è e deve essere un posto dove è possibile vivere, lavorare, mettere su famiglia, fare impresa, se possibile anche trasferirsi.

L’appennino deve vivere: vivere di turismo, ma anche di servizi, di imprese, di attività quotidiana, per combattere lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione, il rischio idrogeologico legato all’abbandono dei campi e delle foreste.

L’appennino è una straordinaria opportunità, anche in questo momento in cui sembra vivere con difficoltà la sua distanza dai centri abitati, dagli snodi logistici, a volte da i servizi essenziali. Dobbiamo trasformare in opportunità il fatto che abbia conservato prodotti tipici, cultura, tradizioni; dobbiamo vedere opportunità nuove per fare impresa, turismo, commercio, agricoltura; e persino le sue foreste, oggi così “rinselvatichite” dall’abbandono umano, potrebbero essere trasformate in una straordinaria opportunità ambientale ed ecologica.

Ecco quindi che, per coprire il gap con altri territori della nostra Regione, per cogliere queste difficili opportunità, occorre un intervento specifico per difendere e rilanciare la crescita del nostro territorio montano.

Per la Regione Emilia-Romagna tutto ciò si traduce in un’unica parola d’ordine: Montagna al centro.

Ne ha parlato di recente il presidente Bonaccini, confermando l’impegno della Regione di questi anni, e rilanciando al tempo stesso l’impegno con nuove idee e proposte.

La Regione è intervenuta in appennino, dal 2014 ad oggi, con tantissime risorse, che sono andate a Comuni, unioni, imprese, agricoltori, cittadini attraverso il Fondo Regionale Montagna, il Piano di Sviluppo Rurale, i Fondi di Sviluppo Regionale, i fondi per il Piano di riordino territoriale, lo sviluppo turistico, il dissesto montano e mille altri impegni, così numerosi che sarebbe quasi impossibile ricordarli tutti. Hanno generato concretamente azioni a sostegno delle imprese, dei piccoli negozi, delle farmacie rurali, delle aziende forestali, della viabilità dissestata, dei centri storici montani, della crescita (straordinaria) delle presenze turistiche, degli impianti sciistici, della digitalizzazione delle nostre valli, e molte altre cose ben visibili, che forse però molti non conoscono.

Ma sappiamo che tutto questo non basta. La debolezza degli enti locali -sempre più colpiti dai tagli alla spesa- e molti altri fattori hanno indebolito alcuni servizi, le strade, la popolazione: e il risultato è che chi vive in appennino vive spesso con preoccupazione la prospettiva del futuro, suo e dei suoi figli.

Ecco perché la Regione “rilancia” e nel proseguire fino al 2020 l’impegno sui fondi strutturali e sulle leggi regionali a favore della montagna, intende aggiungere alcuni altri interventi “speciali”, con un piano che passa attraverso il taglio dell'Irap, appositi investimenti investimenti per la sicurezza del territorio e con un miglioramento complessivo della viabilità.

Operativamente questo piano si sostanzia in Quindici milioni per tagliare o azzerare l’Irap per le imprese di montagna; un piano di investimenti per la messa in sicurezza e la viabilità del territorio appenninico sostenuto da una parte significativa dei 360 milioni di euro liberati dal recente accordo Stato-Regioni e in una proposta di riordino territoriale che riconosca alle Province le risorse necessarie per esercitare le funzioni previste.

Questa è la nostra proposta per l’Appennino, la parte più pregiata ma anche più fragile del territorio regionale.

Per quanto riguarda la fiscalità di vantaggio, la proposta illustrata proprio qualche giorno fa da Bonaccini prevede un taglio dell’Irap di almeno un terzo per le imprese che già lavorano in montagna e l’azzeramento per un minimo di tre anni per quelle che vogliono avviare un’attività. La misura sarà sostenuta da 15 milioni del prossimo bilancio regionale che verrà approvato entro dicembre. Ovviamente questo piano si potrà sostanziare ancora meglio se alla nostra Regione verrà riconosciuta in tempi brevi la maggiore autonomia come richiesto da tempo all’interno del percorso delineato dall’art 116 della nostra Costituzione.

Sappiamo che modificare la fiscalità è molto difficile, a livello normativo: per questo, in attesa di più autonomia regionale, dovremo dedicare il massimo impegno per trovare le soluzioni percorribili per dare una mano in modo facile e con zero burocrazia alle nostre imprese montane. Parliamo infatti di uno sconto fiscale da applicarsi automaticamente e senza burocrazia per sostenere quella rete di piccole imprese ed esercizi commerciali, quali bar, negozi di alimentari, botteghe artigiane, che sono il tessuto economico e sociale che tiene viva una comunità. Per combattere abbandono e spopolamento e dare nuove opportunità di lavoro soprattutto ai giovani.

E proprio abbandono e spopolamento sono tra le concause di quel dissesto idrogeologico che rappresenta uno dei mali storici dell’Appennino. In più di un’occasione è stato riconosciuto la mole di lavoro svolto dalla Regione per la messa in sicurezza del territorio, ma quanto fatto non basta sicuramente, visto che veniamo da anni di tagli ai bilanci di comuni e province, a causa della crisi. Aggiungiamo che il “Governo del Cambiamento”, abolendo il progetto “Italia sicura” ha fatto venire meno un importante quantitativo di risorse ed ha di fatto costretto le Regioni a rincorrere le varie emergenze che si palesano sui territori.

Da questa constatazione deriva la scelta di destinare proprio alla messa in sicurezza e alla viabilità delle zone di montagna - mettendola a disposizione direttamente dei Comuni montani - una parte significativa dei 360 milioni di euro di nuovi investimenti resi disponibili dall’accordo siglato poche settimane fa tra Governo e Conferenza delle Regioni. L’accordo da un lato azzera i tagli previsti per le Regioni nel prossimo triennio, pari a 4,2 miliardi di euro, e dall’altro impegna le stesse Regioni a realizzare investimenti con risorse proprie per una cifra di parti importo. Una mole significativa di finanziamenti aggiuntivi già dal 2019, che per l’Emilia-Romagna vale appunto 360 milioni di euro.

Importante poi è l’annuncio fatto dal Presidente Bonaccini per una nuova proposta di governance delle Province. Alla luce del mancato superamento delle Province, questi enti devono poter funzionare. Dal momento che questo Governo pare affaccendato solo e unicamente nello squadrismo comunicativo e nella distruzione della nostra economia, non so quando concretamente si interverrà ma è necessario rimettere in equilibrio il sistema. L’obiettivo è ridare un po’ di certezze in più alle amministrazioni, garantendo un dialogo più efficace tra Regione e Comuni, che sono gli attuatori ultimi dei lavori contro il degrado ambientale ed il dissesto idrogeologico, e che la Regione ha costantemente sostenuto in questi anni con le proprie risorse.

Meno tasse regionali, più cura della viabilità, più risorse a Provincie e Comuni, unitamente alla prosecuzione di quanto fatto e ancora faremo coi fondi strutturali e regionali: ecco la ricetta per un appennino che riparta, per chi ci vive ogni giorno, per chi ci vorrebbe vivere, o anche per chi vuole solo visitarne le bellezze e goderne ambiente e tradizioni.