LAVORIAMO ANCORA SULLE POLITICHE DELLA PREVENZIONE

Prendo spunto dalla riflessione della Senatrice a vita Professoressa Elena Cattaneo sul discorso vaccinale pubblicata il 30 Giugno scorso da “La Repubblica”, e che allego di seguito, per ragionare ancora una volta sull’importanza delle politiche di prevenzione.

Certo, quando si parla di prevenzione tutti noi pensiamo ai vaccini perché con una preoccupante frequenza leggiamo di vere e proprie tragedie e di morti insulse perché ampiamente evitabili. Morti derivanti dal drastico calo delle vaccinazioni nel nostro Paese o, peggio, per sistemi di cura che nulla hanno a che fare con la scienza. Morbillo, Difterite, e molte altre malattie quasi debellate rischiano di ritornare per la vanificazione “dell’effetto gregge” (il tasso dei vaccinati rispetto alla popolazione). È vero, con l’aumentata mobilità della popolazione mondiale sono aumentate anche le sfide sanitarie, ma la risposta non è nella chiusura delle frontiere e neppure nei rimedi di medici improvvisati. Purtroppo, ogni volta che la politica affronta “per legge” temi che hanno a che fare con il benessere pubblico -ma forzatamente vanno a limitare la libertà personale di ciascuno di noi- ecco che partono battaglie legali. La Professoressa Cattaneo tocca un aspetto (quello della competenza di un giudice quando è chiamato a giudicare su delicatissimi aspetti etico-epidemiologici) che credo diverrà di strettissima attualità nei prossimi mesi, ma il problema è molto più complesso di quanto appare.
Ho parlato fin qui di vaccini vista la risonanza mediatica generata, ma vi sono innumerevoli altri aspetti preventivi di eguale importanza. Poco o nulla, infatti, si sa del livello di salute delle giovani generazioni. Contrariamente a quanto si può supporre i giovani di oggi sono ben poco in salute. L’attività fisica è in drastico calo in favore di una proiezione pressoché totale nel mondo digitale. Questi comportamenti sedentari, uniti ad un’alimentazione scorretta e dannosa, determinano un aumento dell’obesità infantile. E che dire poi del fenomeno delle dipendenze dei nostri teenager? Da recenti rilevazioni è di pubblico dominio l’uso del tutto sconsiderato di bevande gassate, integratori di ogni genere e tipo e, soprattutto di alcolici. Per lo “sballo” si è pronti a tutto e lo si fa quasi sempre ignorando i rischi per la propria salute: presente e futura. Da questi schematici esempi esce una intera categoria (quella dei giovani appunto) che si “candida” per sfornare pazienti critici nell’età adulta e avanzata. Da comportamenti sregolati e sbagliati nascono infatti cardiopatici, gli ammalati dell’apparato gastro-intestinale, gli ipertesi e chi più ne ha più ne metta. Una qualità della vita futura pessima, quindi, alla quale si aggiunge un evidente onere a carico della cosa pubblica.
Sulla necessità di introdurre e promuovere stili di vita salutari si è parlato tanto, ma fino ad ora si è fatto poco di concreto. La Regione Emilia Romagna, tra le Regioni europee con il migliore sistema sanitario e con un welfare realmente vicino al cittadino, da tempo sta lavorando in questa direzione: in primis attraverso la creazione di quella rete di presidi sanitari denominati “Case della Salute” alla quale è demandata anche l’attuazione di tutte le pratiche di prevenzione, ma anche e soprattutto attraverso il varo di due importanti Leggi regionali che hanno avuto vasta eco anche in campo nazionale. Penso innanzitutto alla Legge regionale sulle scuole pubbliche 0-6 anni dove è stato introdotto l’obbligo vaccinale e poi alla Legge sullo sport per quanto riguarda la promozione, l’avviamento e il supporto allo sport di base. Due capisaldi essenziali, questi ultimi, per una società regionale realmente proattiva e che conseguentemente possa generare alti livelli di salute. Ovviamente al momento manca l’ultimo pilastro legislativo dopo i vaccini e lo sport e cioè un provvedimento più generale che disciplini in dettaglio il livello e i tipi le azioni da compiere in tema di prevenzione a 360°.
Anche in questo caso la regione ha recepito le istanze e le richieste provenienti da varie parti della società regionale (vedi l’articolo di qualche giorno fa della Gazzetta di Modena) ed è partita, tramite la Commissione Sanità dell’Assemblea legislativa con un calendario di audizioni per addivenire (probabilmente nel prossimo Autunno) ad un testo organico per la Legge sulla Prevenzione. Una doverosa chiusura del cerchio, quindi, per garantire anche in futuro l’alto livello di salute espresso.