ADOLESCENZA E DISAGIO IN EMILIA-ROMAGNA

Stamattina in Commissione V (Commissione Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità) parliamo della questione adolescenziale nella nostra regione.

Credo se ne parli troppo poco.

Spesso lo si fa solo quando ci sono eventi eclatanti che finiscono sulle prime pagine dei giornali: gravi eventi di bullismo, suicidi, abusi sessuali, prostituzione minorile, blue whale, etc.

Ma sull'adolescenza, una fase di transizione delicatissima, c'è una sofferenza quotidiana della nostra società, delle nostre famiglie, della scuola, con una "emergenza educativa" molto forte.

Ci sono le sofferenze quotidiane degli e con gli adolescenti, e qui siamo stati tutti figli e genitori, e va bene, le conosciamo per esperienza, in qualche modo si superano.

Ma i numeri ci dicono che la diffusione dell'alcolismo ancor più che delle "droghe" da discoteca; fenomeni nuovi come quelli dell'autolesionismo, unitamente al crescere sistematico della cyberdipendenza, della dipendenza da cellulare, della riduzione della pratica sportiva, del permanere di tassi elevati di insuccesso scolastico, dei comportamenti di sfida e di rischio, sono da affrontare con molta serietà. E ora si aggiunge anche il tema della interculturalità e della integrazione dei ragazzi stranieri di II generazione, che a volte sono italiani senza esserlo, o viceversa.

Si è sempre fatto fatica a crescere. Lo sappiamo. L'Adolescenza è il passaggio attraverso una serie di "compiti di autonomia" (nello studio, nelle relazioni, nella affettività, nel rapporto col proprio corpo, etc.) che non si risolvono per tutti con gli stessi tempi e negli stessi modi. E ci vuole pazienza. Ma quando qualcuno di questi percorsi di sviluppo si inceppa (e capita sempre più spesso), credo che le famiglie e i ragazzi non possano restare soli. Né si può pensare che le scuole diventino agenzie di assistenza sociale. Servono servizi e progetti specifici.

La Regione Emilia-Romagna ha dal 2008 una legge sulla Adolescenza, ma sinceramente è sempre stata considerata una legge di parte ("cattolica") e mai veramente attuata.
E' ora di smetterla di pensare che parlare di problemi di adolescenza sia una cosa da bacchettoni. C'è di mezzo il nostro modello di società, il nostro modello educativo, il nostro futuro.

Perciò ne discutiamo, anche col Garante regionale per i Minori, e perciò sono contento che l'assessore Gualmini sia venuta a dirci che i budget aumentati che l'Assemblea ha voluto per le politiche giovanili sono stati usati bene, per finanziare numerosi programmi e progetti efficaci, e soprattutto che l'anno prossimo finalmente si farà un Piano organico regionale per l'Adolescenza, che appunto manca dal 2008, pur essendo previsto dalla Legge.

Un modo per rimettere al centro i nostri ragazzi.

Perché abbiamo un welfare tutto centrato su anziani ed handicap.

Ma la società sta cambiando e -senza nulla togliere ad altri- c'è bisogno di sviluppare un sistema d'aiuto anche per le famiglie in difficoltà, per i giovani in difficoltà, per le scuole e gli insegnanti che ogni giorno si confrontano con le sfide dell'Adolescenza 2.0.