VERSO UNA NUOVA FASE DEL PAESE

L’impressione è che una fase del Paese si sia conclusa. Tre anni molto tirati sulle riforme, sull’innovazione, certo con qualche errore di troppo, ma anche con enormi risultati che si incominciano a vedere adesso sulle infrastrutture strategiche, sulla crescita, e in parte anche sull’occupazione.

Una fase che sta finendo, però. Il PD e Renzi l’hanno potuta guidare fino al fallimento del referendum costituzionale. Ora, inevitabilmente – e per me è davvero una rovina- si torna verso l’Italia del proporzionale, delle due Camere dove tutto deve essere frutto di accordo, dove non c’è qualcuno che vince e governa, per poi farsi giudicare dai cittadini alle elezioni successive. Una Italia che chi ha qualche anno in più ricorda bene.

La nuova legge elettorale ci riporta lì perché dopo il referendum non c’è più chi abbia la forza per portarci altrove. Andiamo sicuramente verso una nuova fase del Paese. Vedremo cosa sarà dopo le prossime elezioni politiche, che si terranno per Costituzione al più tardi entro primavera 2018 (sinceramente, la questione di quando si vota non mi appassiona per niente, mi pare marginale).

L’auspicio è che il Paese possa trovare, dopo le elezioni, un equilibrio politico che -seppure diverso dal passato recente- sia in grado di far proseguire il cammino di rinnovamento. Perché, qualsiasi cosa pensiate del percorso sin qui fatto, è evidente che quel cammino è indispensabile, ed è rimasto a mezzo.

A mezzo è la riforma della scuola, della pubblica amministrazione, della giustizia: tutti temi senza i quali non vedo futuro per il Paese. A mezzo (pericolosamente) è il riassetto degli Enti locali (Province, Comuni, Regioni) di cui forse i cittadini sentono poco parlare, ma che sta diventando -credetemi- il problema dei problemi.

Dalla Regione, viviamo questo senso dell’essere “rimasti a metà” su molte cose: gli Enti locali, appunto, ma anche i servizi per l’impiego, la formazione, la gestione del territorio e dell’ambiente, le infrastrutture strategiche, alcune politiche sociali e di lotta alla povertà…tutti temi importantissimi e su cui in Regione -malgrado tutto- abbiamo cercato di continuare la strada delle riforme, senza “tirare indietro la gamba”.

Negli ultimi mesi abbiamo così reso operativo, coi regolamenti attuativi, il nuovo Reddito di Solidarietà (RES) con cui le famiglie emiliano-romagnole in condizione di povertà potranno ricevere dai Comuni un sostegno economico, non per assistenza, ma per un percorso di riattivazione verso il lavoro.

Stiamo lavorando ad una difficile legge urbanistica, che -se centrerà i suoi obiettivi- ridurrà il consumo di suolo vergine, e porrà tutta la barra sulla riqualificazione del tessuto urbano esistente, che è fondamentale per la qualità e la sicurezza delle nostre città.

Abbiamo fatto la scelta di sostenere le Vaccinazioni obbligatorie per entrare agli asili nido: e ci fa piacere vedere che questa scelta ha fatto scuola a livello nazionale, tanto che il Ministero della Salute ci è “venuto dietro”: ritornano malattie debellate da tempo, sulla salute non dobbiamo mai tornare indietro.

 Per questo abbiamo approvato una importante legge regionale sullo Sport, che rifinanzia un settore essenziale per le persone, perché lo sport è socialità e crescita, e il movimento è salute. Stiamo procedendo anche verso la legge sulla Prevenzione e il Benessere, che rappresenta a mio parere la chiave di volta di un sistema sociale che invecchia e deve imparare a farlo meglio, prendendoci più cura di noi stessi e della qualità della nostra vita. Sulla redazione di questa legge sono fortemente impegnato in prima persona.

Intanto, i dati economici della nostra Regione continuano ad essere positivi, tra i più positivi in Italia, sia per crescita del PIL (+1,4% nel 2016), sia per aumento dell’export (+1,5%), sia -e ci fa enorme piacere- per il calo della disoccupazione (dal 7,7% al 6,9%, ben al di sotto della media nazionale).

Abbiamo anche celebrato i cinque anni dal terremoto del 2012, con le visite importantissime del Presidente Mattarella e di Papa Francesco, che ci hanno dato forza e incoraggiato ad andare avanti in una ricostruzione che ha davvero messo a segno risultati importanti, e ha l’enorme merito di aver impedito il disgregarsi delle nostre comunità.

Insomma, tante scelte fatte che, in una fase critica per il Paese, una nuova fase carica di enormi incertezze politiche, ci dicono almeno una cosa importante: che la Regione Emilia-Romagna una sua direzione di riforme, di crescita, di lavoro la mantiene ben chiara e prova in ogni modo, per quanto le compete, a fare la sua parte perché la stagione di crescita e cambiamento del Paese non si fermi.

Cerchiamo davvero di continuare ad andare avanti, insieme, come comunità regionale e come Paese.