REDDITO DI SOLIDARIETA’ E CONTRASTO ALLA POVERTA’

Il reddito di solidarietà è un atto legislativo regionale che completa e amplia, e di molto, il dibattito che si sta svolgendo in materia a livello nazionale.

Una misura che, insieme al Patto per il Lavoro, alla Legge per l’inclusione lavorativa, alle nuove norme sugli alloggi sociali, agli innumerevoli interventi “settoriali” (nei confronti di ragazzi, disabili, giovani coppie, madri, caregivers e tante altre categorie) testimonia una volta di più come questa legislatura regionale sia fortemente concentrata nel non abbandonare nessuno di fronte alla crisi e alle tante incognite del vivere quotidiano.

Un impegno enorme sul sociale, quindi, che parte dagli interventi sui giovani, per terminare alla terza età, passando per i diversamente abili, gli ammalati e tutte le categorie più deboli delle nostre società.

Se prima dello scorso Natale è stato approvato il provvedimento capofila che stanzia 35 Milioni per contrastare ogni forma di isolamento determinato dalla povertà assoluta, con il regolamento attuativo approvato poche settimane fa abbiamo delineato la platea degli aventi diritto a quelli che non sono degli aiuti a fondo perduto, ma un incentivo all’inclusione attiva. In pratica, per ricevere il beneficio occorre sottoscrivere coi servizi sociali e i servizi per l’impiego un progetto di attivazione, che può prevedere la partecipazione a misure di formazione, di orientamento, di ricerca attiva del lavoro. Non si finanzia la passività, insomma.

 

 

 

 

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I richiedenti il Reddito di solidarietà dovranno presentare una dichiarazione sostitutiva unica (DSU) ai fini Isee, non superiore a 3mila Euro.

Il regolamento approvato, poi, definisce le modalità di concessione e di erogazione del contributo economico e stabilisce le modalità di coordinamento tra il RES ed il SIA nazionale (Sostegno per l’inclusione attiva).

L’erogazione del RES ai nuclei beneficiari avverrà attraverso accredito su specifica carta acquisti prepagata.

Lo schema definisce anche il periodo massimo di concessione della misura in 12 mesi, con eventuale successiva concessione per ulteriori 12 mesi, decorsi almeno 6 mesi dalla conclusione della prima assegnazione e individua i soggetti coinvolti nel progetto di attivazione sociale e inserimento lavorativo del nucleo familiare beneficiario.

Come detto, il Reddito di solidarietà, insieme alle misure di sostegno all’inclusione attiva, intende realizzare un nuovo approccio al tema del contrasto alla povertà. Non più interventi per macrocategorie spersonalizzanti, che spesso non riuscivano a comprendere la complessità dei problemi e i drammi delle persone bisognose, o che escludevano casi specifici. Al loro posto, invece, si propende per un’azione coordinata che ha il suo punto di contatto nell’azione del Comune, l’ente territoriale che è maggiormente a contatto con le persone in difficoltà.

Col Regolamento del RES in ER entra quindi in funzione una nuova politica di lotta alla povertà, che intendiamo sperimentare a fondo e verificare nei prossimi mesi alla luce di dati e risultati, speriamo positivi, per aiutare sempre più nuclei familiari ad uscire dal bisogno.