LEGGE URBANISTICA

Consumo di suolo a saldo zero, rigenerazione urbana per valorizzare lo spazio pubblico e semplificazione delle procedure: sono questi i punti di forza del nuovo progetto di legge urbanistico regionale presentato alla fine dello scorso mese di Aprile in Commissione territorio, ambiente, mobilità dell’Assemblea legislative dell’Emilia Romagna. La legge dovrebbe essere approvata in Aula entro settembre 2017, in modo che entro 3 anni tutti i Comuni possano iniziare ad attivare il nuovo Piano urbanistico generale (Pug) che sostituirà i vari Psc, Rue, Poc e Poa.

Il settore edile è quasi fermo da vari anni; le nostre città però hanno bisogno di interventi di rigenerazione e riqualificazione in tanti comparti. Serve una legge che faciliti e incentivi la rigenerazione urbana, e riduca il consumo di suolo vergine allo stretto indispensabile. Per fare questo, molti dei presupposti di programmazione urbanistica che ci hanno guidato negli scorsi decenni vanno rimessi in gioco. Naturalmente con grande attenzione: perché il territorio è un bene preziosissimo e finito, che va tutelato al meglio, attraverso norme realmente efficaci e corrette.

La nuova legge fissa al limite del 3% il consumo di suolo urbanizzato al 2050. Da qui ad allora, cioè, il suolo già urbanizzato potrà crescere solo del 3%. Le uniche nuove espansioni permesse saranno quelle riservate alle attività capaci di far crescere l’economia regionale: i nuovi insediamenti produttivi o strategici, e gli interventi residenziali, ma solo se non possono essere sostituiti da azioni di rigenerazione urbana. Non rientrano nel limite del 3%, rappresentando una deroga, parchi urbani, opere pubbliche, ampliamenti delle attività produttive esistenti, nuove imprese produttive di interesse strategico e fabbricati rurali. In ambito rurale sarà possibile costruire nuovi fabbricati produttivi solo se strettamente funzionali all’impresa agricola, mentre sono previsti incentivi per la demolizione di quelli dismessi e non più funzionali.

I Comuni avranno tempo tre anni per adeguare i propri strumenti urbanistici: in questo periodo potranno, con un atto di indirizzo, salvare alcune delle previsioni già deliberate.

Fra i punti più importanti della legge la protezione e riqualificazione del patrimonio edilizio per “valorizzare lo spazio pubblico”, adeguando gli edifici già esistenti ai nuovi standard di sicurezza sismica. Sarà sufficiente, ad esempio, il consenso del 50% dei proprietari per imporre interventi di messa in sicurezza del territorio.

Ingenti anche le risorse che la Regione vuole stanziare. I primi contributi regionali saranno di 30 milioni di euro per i progetti di rigenerazione urbana, da attuarsi entro il 2020. Sono poi previsti incentivi fiscali (riduzione del 20% del contributo di costruzione e abolizione del contributo straordinario) e volumetrici legati alla qualità del progetto. Per premiare la qualità verranno promossi concorsi di architettura e progettazione partecipata. In generale, la legge potenzia gli incentivi alla rigenerazione urbana, mentre crea concreti disincentivi agli interventi in espansione.

Sono state introdotte nella nuova legge anche molte semplificazioni per ridurre procedimenti, tempi di formazione dei piani e procedure di approvazione. Il nuovo assetto supera il sistema a cascata con una pianificazione di competenza: alla Regione il compito di definire gli obiettivi, gli indirizzi e le politiche per perseguire la tutela del valore paesaggistico, ambientale, culturale, sociale ed economico del territorio. Il Comune -anche in forma associata- invece di gestire Psc, Poc e Rue, si occuperà di un unico Piano urbanistico generale (Pug), definirà la Tavola dei Vincoli e delle Tutele, e governerà gli accordi operativi.

Per garantire infine trasparenza e legalità, viene disposto che gli accordi operativi debbano avere una clausola di nullità in caso di riscontro di infiltrazione mafiosa.

Abbinato al progetto di legge urbanistico, c’è anche quello edilizio attuativo delle norme nazionali ‘Madia’, che prevedono, in sintesi, una semplificazione del procedimento amministrativo con l’uniformazione della modulistica e la raccolta delle pratiche da parte degli sportelli amministrativi.

Come detto, questo è tutt’ora un progetto di legge e tale rimarrà per svariate settimane ancora. Una precisa scelta di tipo metodologico perché soprattutto con provvedimenti legislativi così importanti e delicati si ricerca la massima partecipazione con tutti i portatori di interessi collettivi e, più in generale, con tutti i nostri concittadini. Questa scelta ha generato fino ad ora numerosissimi confronti, discussioni e anche critiche: intervenire su queste materie è estremamente delicato, gli interessi in gioco sono rilevanti, ma anche l’interesse collettivo è enorme.

Perciò, per avere domani città più sicure e riqualificate, meno espansione e consumo di suolo, è fondamentale oggi coinvolgere, ancor prima che informare, per realizzare una legge realmente innovativa, ma anche realmente efficace rispetto agli obiettivi che si propone.