A CINQUE ANNI DAL TERREMOTO

Cinque anni fa la terrà tremò in Emilia Romagna. Un intero territorio a cavallo delle province di Modena, Ferrara, Bologna completamente devastato (oltre 12 Miliardi i danni calcolati) ed una ventina di morti. La nostra “Bassa”, terra di agricoltura e di distretti industriali all’avanguardia (tra tutti va citata l’area del biomedicale) era in ginocchio.

Dopo i primi momenti di dolore, smarrimento e paura, emerse una volta di più la volontà della nostra gente di ripartire e di ricostruire. I Comuni del cratere non smisero di svolgere la loro funzione amministrativa e la Regione si fece carico dell’azione di coordinamento degli aiuti, censimento dei danni e ricostruzione. In una maniera che il Presidente della Repubblica Matterella -nella sua recente visita ai luoghi del terremoto- ha voluto definire “esemplare”.

Certo, i problemi ci sono stati e ci sono tutt’ora, ma dopo un terremoto di tale entità chi non ha problemi nel gestire una ricostruzione così massiccia? E quanti sono riusciti a svolgere un’attività così complessa mantenendo un’attenzione altissima alla legalità e combattendo i tentativi di infiltrazione mafiosa e criminale?

“Le balle stanno in poco posto”. Nella Bassa modenese c’è un modo di dire che trovo particolarmente calzante e che richiama al rigore dei numeri per evitare ogni tentativo di strumentalizzazione. E allora vediamoli questi numeri che parlano chiaramente di un territorio che ha saputo rimettersi in piedi fin da subito, e che ora vede sempre più concretamente i frutti del proprio impegno.

Delle 26.786 unità immobiliari per le quali è stato chiesto il contributo per la ricostruzione (19.815 abitazioni e 6.971 attività economiche), finora ne sono state rese agibili 15.879 (quasi il 60%) e di queste 12.342 sono abitazioni (sia prime che seconde case).

Per quanto riguarda le 6.971 attività economiche (suddivise in negozi, uffici, insediamenti industriali, artigiani e depositi) che hanno avuto accesso ai contributi attraverso la piattaforma MUDE, sono 3.537 quelle ritornate agibili (quasi il 51% delle domande totali presentate).

Un lavoro enorme che prosegue in maniera silenziosa e costante che ha privilegiato in primis le persone per poi riverberarsi anche sulle attività economiche, ma che non ha dimenticato neppure i cantieri della cultura con oltre 51 Milioni di Euro stanziati per il ripristino di 21 tra chiese ed edifici storico-architettonici di primaria importanza tra i quali il Monastero di San Pietro e l’Archivio di Stato a Modena, e svariati edifici di culto a Cavezzo, Medolla, San Felice sul Panaro, Mirandola e Finale Emilia.

Pressoché completata invece la ricostruzione scolastica, e in ogni caso -come sappiamo- nessun ragazzo a Modena e provincia ha perso un anno di scuola, ha perso il diritto allo studio e alla crescita: perché questa è stata fin dalle primissime ore la priorità delle priorità.

A festeggiare una rinascita così importante anche da un punto di vista culturale e spirituale va senz’altro sottolineata la visita del Santo Padre lo scorso Aprile nel cratere del terremoto quando con la Santa Messa domenicale in piazza Martiri ha di fatto riconsegnato la meravigliosa Cattedrale di Carpi al culto dei fedeli.

Cinque anni di sofferenze e di difficoltà, cinque anni di impegno, ma -credo si possa dirlo- anche cinque anni di rinascita e di ripartenza. Andando avanti per completare quanto ancora manca al pieno rilancio delle nostre terre.