PILLOLA DI REFERENDUM #23

MA DAVVERO IL SENATO NON SARA’ ELETTO?

Questa è una delle questioni che più spesso sento muovere contro la Riforma.

Va bene ridurre i senatori da 315 a 100, va bene non pagarli più, ma se non li eleggiamo, si riducono gli spazi della democrazia.

Ma davvero non li eleggiamo, i futuri Senatori?

Una lettura attenta della Riforma ci farebbe capire che:

– solo in prima istanza, nella fase transitoria, tra 2018 e 2020, sarebbe un Senato di “nominati” dai Consigli regionali (ricordando però che Sindaci e Consiglieri regionali sono già oggi tutti eletti a suffragio universale…).

– già nel 2018, quando si svolgeranno le prime elezioni regionali (Lazio, Lombardia, Molise, Basilicata) i Senatori potranno però essere eletti da tutti noi, a suffragio universale. E via via, entro il 2020, questo potrebbe avvenire per tutte le Regioni, per tutti gli italiani.

La Riforma infatti prevede che entro sei mesi dalla fine di questa legislatura (2018 al massimo, ma naturalmente si può fare anche prima), venga approvata la legge elettorale del Senato.

Ad oggi, quindi, chi dice “il Senato non sarà eletto” parla di una legge che ancora non c’è. Ha la sfera di cristallo (beato lui).

Viceversa, ciò che esiste è l’impegno pubblico già preso in più circostanze dal Presidente del Consiglio di approvare in tempi brevi la proposta di Legge del senatore Chiti per la elezione del futuro Senato. Proposta già ufficialmente depositata.

Ovviamente, solo in caso che vinca il Sì, perché se vince il No il Senato resta come adesso: …

Cosa prevede questa legge Chiti?

In sostanza, che in occasione delle elezioni regionali, mentre eleggiamo i consiglieri, eleggiamo anche i Senatori spettanti alla nostra regione (da 2 a 14, a seconda della sua popolazione), con un sistema elettorale del tutto simile a quello che è esistito in Italia per il Senato dal 1948 fino agli anni ’90.

Per correttezza, è bene richiamare che l’elezione popolare diretta riguarderebbe così solo i Senatori-Consiglieri Regionali: per i 21 Sindaci (che il mandato dai cittadini comunque ce l’hanno, e forte) sarebbero i sindaci medesimi a individuare una terzina di nomi, da cui esce quello che va a Roma. Anche questo è logico: perché il Sindaco eletto deve rappresentare tutti i sindaci della sua regione, non solo quelli del collegio dove viene eletto.

Insomma, votando SI possiamo avere un Senato diverso, più snello, non stipendiato, senza poteri di veto se non per le leggi di garanzia del sistema, e comunque eletto per la quasi totalità a suffragio universale.

Votando NO, ci teniamo il Senato di sempre: i senatori a vita, il ping-pong Camera-Senato, le maggioranze diverse tra Camera e Senato con le relative eterne trattative che fanno diventare palude quasi ogni percorso legislativo…

(E, ricordo per inciso, nell’attuale Senato non votano i 25enni, sono 4,5 milioni di elettori esclusi; e non possono essere eletti gli under 40: e sono quasi 10 milioni di elettori che al Senato non possono essere eletti. Anche questo, se vince il Sì, sparirebbe.
Ma il vulnus alla democrazia è tutto del Sì, ovviamente).