CHE TEMPI!!! (Uscirne insieme è politica)

O tempora! Che tempi! Diceva più di 2000 anni fa Cicerone in un suo celebre discorso…
Non è questione di fare moralismi o lamentele.
E’ questione che, aprendo ogni giorno i giornali e i TG, non possiamo non vedere.
Oltre la notizia, oltre la sensazione emotiva del momento, oltre la crisi, oltre il terrorismo, le migrazioni, la Brexit, il crollo apparente di ogni regola… Oltre tutto questo, non possiamo non vedere che la Storia si è rimessa in movimento.
Almeno, io la penso così.
Veniamo da tempi in cui tante conquiste civili, gli equilibri politici internazionali, gli equilibri istituzionali democratici, sembravano cose acquisite, forse -per qualcuno- persino scontate.
Penso che oggi dobbiamo aprire gli occhi, e renderci conto che la Storia non sta ferma, e che se non si agisce, se non la si governa, con coraggio e visione, molte cose possono cambiare, o essere perdute.
Andiamo verso una società in cui la produzione si sta globalizzando: non possiamo pensare che questo non ci tocchi. E’ in atto una gigantesca redistribuzione mondiale dell’impresa e –in parte- della ricchezza, che resta però incredibilmente diseguale.
Andiamo verso una società dove tutto sembra vicino, a portata di mano: la rete, i media, i voli low cost, il mondo è improvvisamente diventato piccolo, e tenerlo fuori dalla porta è impossibile; i problemi di paesi che sentivamo lontani o lontanissimi, oggi ti arrivano regolarmente in casa.
Andiamo verso una società in cui le tecnologie permettono e permetteranno cose incredibili: non possiamo non pensare che questo non cambi il lavoro e la vita quotidiana. Il lavoro che svolgono robot e macchine automatiche, o che domani faranno le stampanti 3D, o “l’internet delle cose”, ci deve portare a pensare in che modo rendere ancora possibile la piena occupazione, da cui discendono tutti i diritti civili e politici (l’art. 1 della nostra Costituzione).
Migrazioni, guerre, terrorismi, ingiustizie, sono –almeno in parte- anche il risultato di questi cambiamenti epocali in atto.
A cui molti di noi, comprensibilmente, reagiscono con la paura, la preoccupazione, che spesso porta alla chiusura, al desiderio di salvare quello che si ha, di farcela da soli.
Del resto, spesso, la società, la dimensione collettiva, la politica, ci danno così poco!
Spesso sembrano più un ostacolo, che una opportunità.
La pensano così, anche in modo motivato, tante persone che vogliono fare impresa, e trovano nel pubblico solo dei freni; tanti giovani che vorrebbero lavorare, ma che vedono che per loro non si fa abbastanza; tanti genitori che sono preoccupati del futuro dei loro figli, e pensano che la politica sia impotente, o –peggio- preoccupata solo di sé, persa nelle sue beghe interne.
C’è il senso di una politica e anche forse di una democrazia ormai non più all’altezza delle enormi sfide dei tempi. Che è anche peggio di una politica infedele o compromessa…
Penso sia per questo che sempre più persone non vanno a votare, o vanno a votare esprimendo un desiderio –spesso confuso e generico- di cambiamento, che può essere persino autolesionistico, come nel caso della Brexit. O che si affidano a chi promette di poter cambiare le cose in modo quasi miracoloso.
Di poter fermare processi epocali con qualche giro di filo spinato, invece che gestire con grande serietà e attenzione il fenomeno complesso dei flussi, che sono flussi di uomini, di speranze, non di cose.
O di poter risolvere la crisi della democrazia solo dando il potere di decidere ai cittadini, magari con un “click” al computer, mentre tutto questo rischia di essere gestito da oscure società di marketing e da manipolatorie imprese di comunicazione…
Insomma, come uscirne? In che direzione andare? Quali sono le scelte giuste per il nostro futuro?
La risposta non è facile, e non vi nascondo che mi interroga ogni giorno, qui, in Regione. Dove cerchiamo tutti di lavorare seriamente, ve lo assicuro. Ma spesso ho l’impressione che le sfide che abbiamo davanti siano troppo più grandi rispetto alle nostre –almeno, sicuramente, alle mie- limitate capacità.
Eppure, più avanza “la crisi” (non solo quella economica), più avanza il bisogno di risposte decisive, e più mi convinco di quella frase famosa di Don Milani, che per tanti versi ha ispirato la mia vita e le mie scelte:

“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia”.
Io credo che sbaglieremmo se cominciassimo a pensare che la soluzione di questi problemi epocali non passa dalla politica, dalla società, dallo stare insieme… Insomma, che non è una soluzione collettiva.
Sbagliamo se ci chiudiamo, se ci facciamo prendere dalla sfiducia, se smettiamo di andare a votare, o se lo facciamo solo per protesta o per rabbia. Più per distruggere o per sfogarci, che per costruire.
Sbagliamo se ci facciamo prendere dal “si salvi chi può” e pensiamo come garantirci un futuro da soli, magari grazie a un po’ di capacità economica in più.
Sbagliamo se pensiamo che la dimensione politica sia ormai irrimediabilmente compromessa, solo inutile, persino inevitabilmente sbagliata, corrotta, dannosa.
Vedo ogni giorno in Regione che, con la pazienza, con la gradualità, cose utili si possono fare. Certo, nessuno ha la soluzione miracolosa, forse il “passo dopo passo” è troppo lungo e non soddisfa l’ansia di risposta “salvifica”…ma io credo che non ci sia altra strada.
E’ la strada che ci ha portato, e mi ha portato, in questi ultimi sei mesi, a lavorare sulla Sanità, sull’Istruzione, sul Sociale, sulle Migrazioni, oltre che su tanti altri temi.
Sulla Sanità –o meglio, sulla Salute- risultati importanti sono arrivati dalle azioni che abbiamo messo in campo per ridurre le liste d’attesa (potete vederle qui: http://www.tdaer.it/), la cui riduzione è la precondizione per un corretto rapporto tra sanità privata e pubblica, e per la difesa di quest’ultima.
Abbiamo lanciato la sperimentazione della “fusione” tra Policlinico e Baggiovara, che potrà portare a razionalizzare l’offerta e soprattutto a potenziare la sanità territoriale, quella più vicina ai cittadini.
Col Piano Regionale sull’Autismo (PRIA) abbiamo aumentato e standardizzato i livelli di assistenza per questo tipo di patologie, che stanno crescendo enormemente, e che provocano ai pazienti e alle loro famiglie enormi disagi e grandi solitudini: ci sono le risorse per rafforzare i servizi, fino all’età adulta.
Abbiamo continuato a lavorare per potenziare le politiche di prevenzione, che tutti riconoscono sempre più importanti, verso una nuova legge regionale in materia. In questo quadro, stiamo lavorando a un provvedimento per rendere obbligatorie le vaccinazioni per i bambini che frequentano i nidi, a tutela della loro salute e di quella di tutti.
Sul fronte dell’istruzione, abbiamo approvato il Programma triennale della Formazione, che mette a disposizione importanti risorse per la formazione dei giovani, dai 16 ai 32 anni, e per la creazione di start-up e nuove imprese, perché il lavoro dei giovani deve essere la nostra costante preoccupazione. Abbiamo inoltre approvato il nuovo Piano per il Diritto allo Studio universitario, con ancora più risorse, e che copre al 100% le domande di borse di studio per gli studenti meritevoli e con bassi livelli di reddito: un supporto importante in un momento in cui tanti lasciano l’università per problemi economici della famiglie.
Sul fronte del Sociale e del Welfare ricordo ad esempio in questi sei mesi, tra tantissime cose, il Programma regionale per il Servizio Civile che finanzia questa esperienza di prezioso impegno per centinaia di giovani emiliano-romagnoli, la revisione delle regole di accesso all’Edilizia Popolare (molto più rigorose sul controllo dei redditi), l’inizio di un percorso di contrasto allo spreco alimentare e di sostegno agli empori solidali.
Sul tema della migrazioni, che ci preoccupa tanto, ma che porta anche a tragedie inaccettabili come i recenti fatti di Fermo o le morti in mare di migliaia di uomini, donne, e bambini, ho lavorato soprattutto a Strasburgo e a Parigi, rappresentando la Regione al Consiglio d’Europa, avviando coi colleghi Svedesi, Ungheresi e Greci un progetto di risoluzione europea, in cui ho cercato di inserire tanto della nostra visione italiana del problema, della sensibilità e dei problemi quotidiani dei nostri sindaci: per passare da una fase emergenziale ad un sistema di gestione serio e permanente, per un problema che durerà ancora anni.
Per fare questo e altro fino al 30 luglio lavoreremo in Assemblea, intensamente, per approvare Leggi, provvedimenti e per l’assestamento di Bilancio 2016.
Lo sappiamo, questi sono passi, non ancora le risposte risolutive della crisi, di tutti problemi.
Passi, ma -a mio parere- nella direzione giusta.
Che reale alternativa abbiamo a questa modalità di lavoro, del passo-dopo-passo?
A che mitici “salvatori” possiamo affidarci? A che “risolutori”?
Non è meglio l’esperienza di chi, giorno per giorno, cerca di fare le cose con serietà ed impegno?
Questa strada ha un nome, a mio parere, e questo nome è “Riformismo”.
Riformismo è l’idea che la Storia che cammina si affronta camminando con lei, passo-passo: non con strappi, rivoluzioni, o rincorrendo chi proclama che –lui sì- ha la soluzione in tasca. Che agli altri è sfuggita, per insipienza, per corruzione, per pochezza. Io diffido sempre da chi si sente antropologicamente diverso e superiore!
La medicina del “Riformismo” è l’unica in cui continuo a credere, e credo debba essere applicata, ancora e ancora, a dosi massicce, ma con pazienza, all’Unione Europea e alla Repubblica Italiana.
L’Unione Europea, in primo luogo, è chiamata a fare i passi che la Storia ormai rende indispensabili: a fianco della moneta comune –e di mercati ormai dei tutto comuni!- servono istituzioni più forti. Non meno Europa, ma di più, con più politica, più sovranità (che viene solo dalle elezioni), più forza. Va dunque ripreso in mano il tema della “Costituzione” europea, bloccata da un altro referendum popolare, quello francese del 2005. Va ripresa in mano la questione del come si prendono le decisioni a Bruxelles. Della politica estera comune. Di una Europa molto più sociale e molto meno tecnocratica. Ma –anche se sempre più persone sono sfiduciate e la pensano diversamente- io non credo ci sia futuro migliore per noi senza Europa.
Questa, l’Europa, è la prima dimensione dove dobbiamo “uscirne insieme” e non pensare di farcela da soli.
Ma anche per la nostra Repubblica è tempo di “uscirne insieme”. Siamo di fronte ad una proposta di riforma costituzionale estremamente importante. Avremo modo di parlarne meglio nei prossimi mesi: ma fin da ora ci tengo a dire che io sono assolutamente per il SI’. Non è una riforma perfetta: ma ha molti elementi estremamente positivi. Rende il percorso legislativo molto più snello, trasforma il Senato in un luogo di rappresentanza a Roma dei nostri comuni e dei nostri territori, riequilibria i poteri tra Stato e Regioni (specie quelle meno virtuose) e –contrariamente a quello che sento dire- non aumenta affatto i poteri del Governo, ed anzi aumenta le garanzie costituzionali per le opposizioni, limita il ricorso ai Decreti Legge governativi, aumenta la partecipazione popolare attraverso la riduzione del quorum al referendum e i nuovi referendum propositivi. Ne parleremo ancora, ma nel merito, perché la Costituzione è sacra e non si può votare su di essa per una simpatia o una antipatia verso Renzi, e la Riforma va conosciuta e capita.
Ma se vogliamo vivere in una Italia diversa, una Italia che sa “camminare con la Storia che cammina”, non possiamo restare con le istituzioni ferme, e che cercano tutti di riformare inutilmente da 30 anni.
Anche questo è uno dei passi –uno dei più importanti- del Riformismo di cui abbiamo bisogno, per uscirne insieme.
Vi auguro di cuore buone ferie, per chi può andare riposarsi qualche giorno, e un abbraccio forte a chi è in difficoltà e non ce la fa.