PREVENIRE É MEGLIO CHE CURARE

Può sembrare una banalità, ma non lo è.

La prevenzione è la base per le politiche di welfare del futuro ma soprattutto del presente.

Le azioni preventive sono auspicabili per tutte le fasce di popolazione allo scopo di garantire una miglior qualità di vita a tutta la società, per essere tutti più in salute, e andare dal medico solo quando davvero ce n’è bisogno. Per questo rappresentano una sfida sociale, educativa ed economica che la buona politica ha l’obbligo di affrontare nel migliore dei modi.

Stiamo invecchiando. Alcune simulazioni compiute da organismi internazionali ci dicono che nei prossimi quindici anni occorrerà un intero punto di PIL per affrontare le richieste della spesa sanitaria. La prevenzione non serve (solo) a risparmiare. Ma è di tutta evidenza che o cambia qualcosa oppure il Paese non potrà reggere economicamente.

E allora che fare? Innanzitutto dobbiamo fare un po’ di chiarezza: il concetto di salute deve essere disgiunto da quello di sanità, perché la salute è più che il sistema sanitario, che è solo uno dei suoi aspetti. Sulla base di questo assunto fondamentale non dobbiamo finire per parlare solo di posti letto negli ospedali, liste d’attesa, medici e medicine: certo, sono aspetti fondamentali, ma è tempo di agire in maniera concreta e decisa anche sulle scelte che ci fanno stare bene e in salute prima di arrivare ai servizi sanitari veri e propri. Magari con una legge regionale ad hoc.

vignetta prevenzioneIntendiamoci, con questa proposta non voglio assolutamente sminuire l’impegno che il Governo o la Regione Emilia Romagna mettono quotidianamente sui temi del servizio sanitario: ma evidenzio un ulteriore spazio di manovra che il legislatore ha l’obbligo di sfruttare e valorizzare.

Attualmente abbiamo numerosi atti legislativi e/o amministrativi che ineriscono il tema della prevenzione primaria (cioè tutto quanto può essere fatto per evitare che il cittadino si ammali), ma si tratta di un qualcosa di non organico.

E’ vero che a livello nazionale abbiamo un Piano Nazionale di Prevenzione che viene declinato in chiave locale con i vari Piani Regionali della Prevenzione, ma si tratta di atti amministrativi, che non hanno la forza e l’autorevolezza di una Legge. Attualmente, per fare degli esempi concreti, abbiamo singoli provvedimenti inerenti la prevenzione, sul tabagismo, l’inquinamento elettromagnetico, gli infortuni sul lavoro, e altri aspetti della vita quotidiana di ciascuno di noi. Credo però che sia utile sancire con la forza di una legge l’impegno della nostra Regione in azioni decisive per combattere fenomeni diffusi e di enorme impatto sociale e sanitario quali, ad esempio, l’obesità infantile o i problemi cardiovascolari. Il tema della prevenzione e della salute della popolazione deve obbligatoriamente passare per la cultura di base di ogni persona e, a maggior ragione se vogliamo parlare di welfare del futuro, l’approccio culturale deve essere il più globale possibile e va sviluppato con l’aiuto dell’associazionismo, del mondo dello sport e della scuola.

Il welfare. Tanto, se non tutto della nostra vita quotidiana, sembra puntare a questa parola: welfare, cioè benessere. E’ il benessere ciò che qualunque società dovrebbe perseguire per i propri componenti. Un benessere che non si traduce solo e unicamente in ricchezza economica, bensì è un mix di fattori attraverso i quali lo Stato e la società dovrebbe curarsi dell’individuo in ogni fase della sua vita per far fronte ai bisogni specifici che vengono espressi. Il sistema educativo, il sostegno e la protezione in ogni fase della vita lavorativa, il sistema socio-assistenziale, quello sanitario e la tutela della terza età sono titoli nei quali si inserisce la vita di tutti noi. Ma la risposta ai bisogni crescenti non può venire solo da una infinita espansione dei servizi, degli ospedali, delle casa protette: molto dipende da come arriviamo a fruire di tali strutture.

Ecco perché il welfare d’ora in poi deve ricomprendere strutturalmente anche l’educazione alimentare o agli stili di vita attivi e sani, o l’attività motoria di base.

Nello spettro d’azione del welfare bisogna ormai integrare stabilmente i temi della prevenzione primaria. Per questo ci serve una legge.

prevenzione erLa Regione Emilia-Romagna, come ho già detto, è sicuramente tra i territori italiani più attenti al tema della prevenzione, ma c’è ancora del lavoro da compiere per arrivare alle eccellenze europee. La riprova di una discreta sensibilità e di una domanda diffusa di prevenzione primaria della nostra comunità si è avuta con una interessante iniziativa di un gruppo di cittadini (medici e non) svoltasi proprio a Modena nello scorso Aprile. L’associazione Health21 (nome mutuato dal documento in favore della salute per tutti stilato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1998) in una interessantissima due giorni di convegno internazionale di assoluto livello, ha evidenziato quanto “gli addetti ai lavori” stiano mettendo l’accento sul tema e quanto ci sia bisogno di chiari riferimenti legislativi che si traducano in altrettanto chiari comportamenti operativi.

Perché prevenire è meglio che curare…