DIRITTO ALLO STUDIO

Spesso, in questi anni di crisi, si è parlato della necessità di investire sul futuro dei giovani e di come l’amministrazione pubblica (di qualunque livello e grado) abbia il dovere di mettere in campo ogni azione che annulli le differenze tra le varie fasce sociali, per dare opportunità a tutti. Penso che il Piano regionale 2016-2018 per il Diritto allo studio universitario della nostra Regione sia un ottimo esempio di intervento della pubblica amministrazione in questa direzione.

Dico “ottimo”, ma non è un “mega spot” per l’amministrazione regionale, credetemi.

Il nostro piano è quasi l’unico in Italia che garantisce la totale copertura alle domande di borsa di studio, per chi ha redditi più bassi e per chi è meritevole. In altre regioni purtroppo esiste ancora la presa in giro del “titolare senza borsa”, lo studente che vince la borsa in teoria, ma non la riceve perché non è finanziata… Da noi fortunatamente non succede più.

E non è tutto, perché i servizi per il Diritto allo studio offrono anche residenzialità, mense, esperienza per l’internazionalizzazione del percorso universitario, l’offerta di vari servizi, tra cui l’orientamento e l’accompagnamento al lavoro dopo la laurea.

studio 2In un quadro di perdurante difficoltà di bilancio, la nostra Regione non solo ha mantenuto i livelli di finanziamento del passato, ma li ha addirittura ampliati. Quest’anno i fondi per il diritto allo studio sono arrivati a quota 72,4 Milioni, con un incremento di 3 Milioni e mezzo rispetto al 2015. Confrontando l’Emilia-Romagna con le altre Regioni con il maggior numero di studenti universitari iscritti, spicchiamo per la maggiore spesa per borse di studio e per il maggior numero di studenti dichiarati idonei.

Il provvedimento che abbiamo approvato, però, non si ferma solo a questo. Certo la dotazione finanziaria è importantissima, così come essenziali sono il livello di servizi erogati ed il controllo su di essi, ma il nostro Piano ha qualcosa di estremamente innovativo: non solo garantisce il percorso di studio premiando e incentivando il criterio del merito e della continuità, ma attua una reale sinergia tra Università e mondo del lavoro, con servizi di “placement” delle Università, collaborazioni con l’Agenzia regionale per il Lavoro e –soprattutto- con le imprese, per tirocini e altre esperienze di transizione al lavoro.

Insomma, non credo sia propaganda. I nostri servizi per il Diritto allo Studio sono servizi di qualità, perché per affrontare il futuro abbiamo bisogno di più laureati, e tutti i capaci e meritevoli devono avere questa opportunità, a prescindere dai livelli di reddito delle loro famiglie di provenienza.

Anche questo è un passo, anche questo è “riformismo”; una politica del fare che pensa a migliorare concretamente la nostra società, per affrontare il futuro.