AUTISMO

L’autismo è un disturbo difficile da descrivere e da comprendere.

Una patologia che si presenta con una molteplicità e diversità di sintomatologie da far propendere la medicina contemporanea ad utilizzare la dizione molto più ampia di “Disturbi dello Spettro Autistico” (DSA).

L’autismo consiste, in estrema sintesi, nella compromissione (più o meno totale) dell’interazione sociale e nel deficit più o meno ampio della comunicazione, verbale o non verbale. Questa situazione provoca una relazionalità che viene percepita come anomala, deprivata, e può essere accompagnata da comportamenti ripetitivi se non addirittura ossessivo-compulsivi. Un tempo i disturbi autistici erano inseriti tra le malattie mentali, ma si tratta di un errore enorme perché l’autismo è sì un disturbo, ma al contempo le persone che ne soffrono mostrano spesso straordinarie capacità, sensibilità specifiche anche di tipo non comune (ad esempio la sensibilità musicale), e in ogni caso posso conquistare una loro vita sostanzialmente autonoma ed affrontare il lavoro e la vita sociale nella loro età adulta. A condizione che siano accompagnati fin dai primissimi anni con le migliori terapie.

come_manifesta_autismoNell’ottica di una maggiore attenzione riservata dalla medicina contemporanea ai Disturbi dello Spettro Autistico, la Regione Emilia-Romagna si è mossa con sensibilità, anticipando anche il Legislatore nazionale varando già nel 2009 il primo “Programma regionale integrato per l’assistenza territoriale alle persone con disturbo dello Spettro Autistico” (PRIA). Compito di tale piano era ed è la standardizzazione sul territorio di competenza delle azioni e delle buone pratiche nate dalla collaborazione tra le varie ASL della Regione e le tante associazioni che si occupano di autismo. Nel 2015 il Parlamento ha provveduto a sanare l’evidente deficit legislativo con un provvedimento ad hoc, mentre come Regione Emilia Romagna nelle scorse settimane abbiamo completato, proprio con il parere favorevole della IV Commissione “Politiche per la Salute e Politiche sociali”, nella quale opero, l’iter per l’approvazione del terzo piano PRIA per il triennio 2016-2018.

Sappiamo che non tutti i problemi sono risolti, e che molto ancora resterebbe da fare per dare la migliore assistenza ai bambini, ai ragazzi e agli adulti che soffrono di disturbi dello spettro autistico. Ma ulteriori passi in avanti sono stati fatti con l’ultimo PRIA. Oltre alla standardizzazione dei percorsi di presa in carico dei soggetti affetti da ASD, il Piano regionale vuole garantire tempi più rapidi per la diagnosi precoce di tali disturbi. Viene definito uno standard minimo di ore di terapia e accompagnamento per i bambini. Si conferma la centralità delle terapie cognitivo- comportamentali e soprattutto si comincia a portare l’attenzione sui problemi dell’autonomia e della transizione all’età adulta. Famiglie e Associazioni continueranno ad essere il fondamentale punto di riferimento con cui gli operatori devono stringere un rapporto stretto per il benessere degli utenti. Da qui discende la necessità di preparare in maniera specifica il personale delle Aziende Sanitarie per allargare l’aspetto della presa in carico anche ai soggetti adulti, per i quali servono strutture e metodologie operative molto diverse da quanto richiesto per i bambini.

Ultimo aspetto da sottolineare per il PRIA 2016-2018 è poi la sua flessibilità. Gli obiettivi enunciati non solo dei punti di arrivo, ma dei punti di partenza, che dovranno essere monitorati periodicamente dall’Assessorato alle politiche per la Salute e dalla stessa IV Commissione.

Per fare un ulteriore passo in avanti nell’assistenza a tutte le persone autistiche, e nell’affiancamento alle loro famiglie.