PILLOLA INFORMATIVA #15: COME CAMBIA (MOLTO) IL SENATO.

Il Senato, a differenza della Camera, con la vittoria dei Sì, cambierà profondamente.
Non sarà più un Senato di rappresentanza “nazionale”: rappresenterà le istituzioni territoriali ed eserciterà funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. E tra questi, e le politiche europee. Con compiti aggiuntivi di valutazione delle politiche e dell’attività della Pubblica Amministrazione nella attuazione delle leggi.
Per questo non sarà più composto da 315 rappresentanti nazionali, ma da 100 rappresentanti dei territori. Per la precisione, 74 delle Regioni, 21 dei Comuni, e 5 persone illustri di nomina del Presidente (non più a vita, come ora, ma per 7 anni).
Sarà quindi veramente e finalmente un Senato “eletto su base Regionale”, come prevedeva la Costituzione del 1948: mentre nei fatti non era poi stato realizzato così, violando la volontà sostanziale dei Costituenti.
I Senatori resteranno in carica solo finché saranno anche rappresentanti del loro territorio: chi decade da Sindaco, ad esempio, verrà sostituito mano a mano anche in Senato.
Quindi un vero Senato che rappresenta “l’Italia delle 100 città” a Roma.
Sarà finalmente un Senato rappresentativo di tutto l’elettorato: oggi ne sono escluse le persone che non hanno ancora 40 anni, e non possono votarlo le persone che ne hanno meno di 25.
Una futura legge elettorale, sottoposta al vaglio preventivo della Corte Costituzionale, definirà le modalità di questa elezione.
Sarà un Senato che, come oggi, vota –nello stesso testo della Camera- le leggi più importanti: quelle costituzionali, le leggi elettorali, le leggi sull’ordinamento degli enti locali, sulla tutela delle minoranze, etc.
Esaminerà sempre tutte le leggi di bilancio e quelle dove lo Stato esercita la “supremazia” sulle Regioni.
Per tutte le altre leggi, entro 10 giorni dalla approvazione alla Camera potrà scegliere di esaminarle (basta la richiesta della minoranza di 1/3, una garanzia per le minoranze) e entro 30 giorni dovrà restituirle alla Camera con proposte di emendamento.
Quindi in 40 giorni, una legge farà il giro Camera, Senato e ritorno alla Camera, per l’approvazione definitiva. Fine delle “navette” eterne (nella scorsa legislatura, fino a 13 avanti-indietro per una sola legge…).
Il Senato conserva l’iniziativa di legge: può proporre leggi alla Camera, e se lo fa a maggioranza assoluta, la Camera è obbligata a esaminarle entro 6 mesi.
Eleggerà due giudici costituzionali (che quindi sono “sottratti” alla maggioranza governativa presente alla Camera, a garanzia di tutti).
Continuerà –in seduta comune con la Camera- ad eleggere il Presidente della Repubblica (rendendo ancora più impossibile eleggere il Presidente con la maggioranza dell’Italicum presente alla Camera).
I suoi 100 membri non avranno più l’indennità e il vitalizio: sono già pagati come sindaci, consiglieri, etc. Avranno la normale immunità parlamentare.
Sarà un Senato con poteri importanti, a mio parere: con un grande diritto di tribuna e una grande visibilità di opinione pubblica. Magari ci siederanno persone come la Raggi, la Appendino, De Magistris, Emiliano, Zaia, o che ne so. Gente che non tace facilmente. Conosceremo un dinamismo e una dialettica tra le due Camere oggi sconosciuti. Una dialettica Centro-Periferia molto più accesa. Una partecipazione della periferia alla costruzione delle leggi molto superiore ad oggi (dove tutto si gioca in qualche trattativa in Conferenza Stato-Regioni).
Ce la faranno i sindaci e i consiglieri regionali a parteciparvi degnamente? Io credo di sì (del resto avviene in vari paesi, come la Germania), certo sacrificando qualcosa. Ma, in fondo, non è parte del mestiere di un sindaco o di un consigliere regionale anche “rappresentare” le loro comunità nelle decisioni dello Stato centrale? Non è certo tempo sottratto al loro benessere. Il tempo che dedicheranno a Roma a far meglio le leggi sui comuni, o le finanziarie, sarà tempo guadagnato nel lavoro quotidiano a Modena, a Bologna o a Piacenza. Anche se, onestamente, credo che difficilmente potranno lavorare e arrivare in Senato sindaci di piccoli comuni, che non lasciano a casa staff ampi e assessori a tempo pieno…
Un Senato delle regioni e dei comuni, vero, a Roma, a mio avviso serviva. Oggi tutto questo lavoro lo fa un organo non costituzionale, la Conferenza Stato-Regioni, di cui onestamente solo gli addetti ai lavori sanno qualcosa. Un bel deficit democratico.
Da qui in avanti la voce dei territori e delle comunità locali, a Roma, sarà molto più forte.