PILLOLA INFORMATIVA #3: UNO SGUARDO DI INSIEME SULLA RIFORMA. VERSO IL SENATO DEI COMUNI E DELLE REGIONI.

Abbiamo visto cos’è il “Bicameralismo perfetto” o “paritario” in Italia.

Per superarlo, non ci sono che due strade:
– eliminare una Camera (e passare al monocameralismo)
– o differenziare il ruolo della seconda camera (bicameralismo non perfetto).

Si è scelta quest’ultima strada, anche perché alla Costituente il dibattito sul monocameralismo fu affrontato, e fu sempre fortemente minoritario e alla fine escluso esplicitamente. Come lo escluse, ad esempio, la Bicamerale D’Alema.

Una seconda camera, che è presente in quasi tutte le maggiori democrazie occidentali (tutti i paesi del G8 sono bicamerali) fu introdotta storicamente in molti paesi:
– o per avere una diverso criterio di rappresentanza ed elezione (es. camera di nomina regia VS camera elettiva),
– o per rappresentare i singoli territori, in stati federali o con rilevanti autonomie locali.

Da noi è stata quindi scelta questa seconda pista, perché coerente col nostro Titolo V, col forte ruolo costitutivo della Repubblica che la nostra Costituzione riconosce, fin dal 1948 e ancor più dal 2001, ai Comuni e alle Regioni.

Che d’ora in poi avranno diritto, conseguentemente, di essere rappresentati a Roma “in quanto tali”, in quanto enti autonomi, costitutivi della Repubblica (così recita già oggi la nostra Costituzione).

post 3Se questi enti sono costitutivi della Repubblica (in qualche modo, gli pre-esistono, secondo la nostra Costituzione) non è fuori luogo rappresentarli a Roma. Pensate che materie importantissime di rapporto Stato-Regioni, come la sanità, sono oggi regolate da un organo non costituzionale e non elettivo, e in grand parte tecnico, la Conferenza Stato-Regioni.

Dunque, un Senato dei Comuni e delle Regioni ci darà un luogo Costituzionale per “rappresentare le istituzioni territoriali”, “esercitare le funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica” (così recita testualmente la Riforma) e per legiferare in materia di ordinamento e funzioni di Comuni e Città metropolitane. Come c’è in Spagna e in Germania, per fare due esempi.

Per questo sarà composto da sindaci e rappresentanti delle Regioni, per un totale di 100 membri (contro gli attuali 315).

Avremo dunque un Senato con una funzione ben definita, differente da quella della Camera:
rappresentare a Roma l’Italia delle 100 città, degli 8000 comuni, delle 20 regioni, insomma, il tessuto connettivo profondo della nostra realtà istituzionale e democratica.

Sarà così superato, e in modo politicamente utile per la qualità della rappresentanza, il “bicameralismo perfetto”.