Ragionamento sulla riforma costituzionale nel giorno in cui conclude il suo iter parlamentare

 

La riforma costituzionale ha concluso il suo iter parlamentare, ora passa al Referendum confermativo.

Penso sia la Riforma più importante compiuta nel nostro Paese, non solo negli ultimi anni.

Sono certo nei prossimi mesi avremo occasione di parlarne molto, e spero davvero lo si potrà fare nel merito, con qualità e senza pregiudiziali.
Tra queste pregiudiziali da eliminare a priori, quella di una riforma “aliena e alienante” rispetto alla seconda parte della Costituzione.

Mi è molto piaciuto a questo proposito un passo dell’intervento di Renzi alla Camera, ieri l’altro.
Un passo che ricorda come gli stessi padri costituenti, in particolare quelli della sinistra sociale e cattolica, misero in luce fin dall’inizio che l’assetto parlamentare nella seconda parte della Costituzione -frutto di grandi compromessi- non era del tutto soddisfacente e averebbe potuto nel tempo dare problemi alle nostre istituzioni democratiche.
Cosa poi puntualmente avvenuta.

Ma ecco il brano dell’intervento di Renzi, una premessa sulla legittimità e necessità di questa Riforma costituzionale, prima di replicare nel merito a 25 critiche giunte dalle opposizioni:

“Credo che ci sia bisogno di entrare nel merito della discussione sui 25 punti che le opposizioni hanno segnalato, non prima di aver tolto due elementi dal campo. Il primo: si dice che questa è la Costituzione più bella del mondo e che è intoccabile; sono valutazioni molto belle, molto suggestive, ci danno quel valore di appartenenza che io credo vada considerato un punto positivo. Non ci prendiamo in giro, perché qualcuno di noi, tutti voi meglio di me, ma qualcuno di noi lo ha fatto non perché doveva votare, ma perché ha studiato, come tutti gli altri, giurisprudenza o diritto costituzionale, ricorda che il dibattito in Assemblea costituente e negli anni immediatamente successivi non era un dibattito pieno di frasi modello «questa è la Costituzione più bella del mondo».
Meuccio Ruini, 22 dicembre 1947, parla all’Assemblea costituente in qualità di relatore del testo e dice: la seconda parte della Costituzione, Ordinamento della Repubblica, ha presentato gravi difficoltà, non abbiamo risolto con piena soddisfazione tutti i problemi istituzionali, ad esempio per la composizione delle due Camere e per il sistema elettorale. Lo dice il 22 dicembre del 1947, qualche giorno prima della firma di De Nicola, il relatore di quel dibattito.
Ma chi di noi ama, vorrei dire, profondamente ama, il contributo di una parte, noi amiamo il contributo di tutti, ma in particolar modo della sinistra cattolica in quel dibattito, deve ricordare che non soltanto furono numerosi gli interventi dei professori, i professorini, come li chiamavano, in sede di Assemblea costituente, ma vi furono degli appuntamenti immediatamente successivi dei quali non posso darvi conto in modo compiuto, ma che sicuramente conoscete meglio di me, e che vorrei invitare ad andare a rileggere, ad esempio andando a prendere il convegno dell’Unione Giuristi Cattolici del 1951; io ci sono affezionato perché fu il primo intervento di La Pira da sindaco e andò a parlare, però, nella sua veste, tornando per una volta a fare un dibattito nazionale, e dice delle cose meravigliose sul rapporto tra sogno, attese della povera gente e classe politica. Non ne parlo in questa sede.
Vorrei, però, citare Giuseppe Dossetti. La sua relazione al convegno nazionale di studi dell’Unione Giuristi Cattolici del 1951 cita testualmente, parlando della crisi del sistema costituzionale italiano, tre anni dopo: è stato strutturalmente predisposto – si riferisce al sistema costituzionale italiano – sulla premessa di un contrappeso reciproco di poteri e quindi di UN FUNZIONAMENTO COMPLESSO, LENTO E RARO, COME QUELLO DI UNO STATO CHE NON AVESSE DA COMPIERE CHE POCHI E INFREQUENTI ATTI SIA NORMATIVI CHE ESECUTIVI”.

Così disse Dossetti, come ci ha ricordato Renzi alla Camera.

Un nota, infine: i lettori più attenti e competenti sanno che quelle parole di Dossetti erano riferite non proprio alla Costituzione della Repubblica Italiana in specifico, ma alla “costituzione materiale” dello Stato italiano moderno, compreso quindi quello albertino e unitario. Ma è fuor di discussione che questa “crisi di lentezza” del parlamentarismo per Dossetti si applicasse -già nel 1951- alle Camere della neonata Repubblica italiana: poco più sotto infatti, in quello stesso discorso, Dossetti ribadisce il concetto sopra esposto, applicandolo esplicitamente al bicameralismo perfetto o integrale proprio della nostra Costituzione:

“IL BICAMERALISMO INTEGRALE È LEGATO ALLA PREVISIONE DI UNA CONTRAPPOSIZIONE DI POTERI E DI UN DIFFICILE E INFREQUENTE OPERARE DELLO STATO”, testuale.

Come dire, solo uno Stato che può permettersi poche e lente decisioni può permettersi il bicameralismo “alla italiana”.
Poteva andare bene per uno stato liberale, non può andare bene per uno Stato che voglia essere davvero sociale, riassumerei così (scusandomene) il senso del suo bellissimo intervento.

E aggiunge Dossetti subito dopo:
“Le Assemblee dovrebbero avere poche ma vaste e programmatiche discussioni su alcune direttive fondamentali; tutto il resto andrebbe dislocato ad un Esecutivo che dovrebbe assumere una parte notevole dei compiti di scelta normativa che prima spettavano alle Assemblee stesse”.
Insomma, il vuoto in politica non esiste: in uno Stato sociale moderno, che ha bisogno di intervenire tanto, o il Parlamento funziona, o le leggi le farà il Governo.
Dossetti davvero nel 1951 vedeva già lontano su dove ci avrebbe portato la nostra costituzione repubblicana…

Spero questa riflessione sia colta come un invito a collocare da subito il nostro dibattito referendario su un piano culturale e scientifico alto, direi quasi sacrale:

queste non sono riformette politichette di un governetto di passaggio, sono azioni e misure su cui i Padri Costituenti non si sarebbero trovati spiazzati o fuori tema.
Non dico le avrebbero condivise tutte: dico che avrebbero capito che rispondono a un dibattito di merito che fecero già anche loro.
Non un dibattito “alieno”.