INTERVENTO DEL CONSIGLIERE BOSCHINI PRESSO L’ASSEMBLEA DEI POTERI LOCALI DEL CONSIGLIO D’EUROPA (VIDEO)

Stamane sono intervenuto alla Camera delle Regioni del Consiglio d’Europa, nel corso del dibattito sulle tendenze della regionalizzazione/centralizzazione nei paesi europei, presentando il caso delle riforme costituzionali in corso in Italia.
Questo il testo completo del mio intervento (la prima parte nel video è pronunciata in francese):

 

 

Grazie Signora Presidente,
colleghe e colleghi,
Comincio in francese, poi terminerò nella mia lingua.

Prima di tutto vorrei ringraziare il prof. MERLONI per la presentazione, e tutto il gruppo di esperti che hanno condotto lo studio.
La sintesi dei fatti portati alla nostra attenzione è senza dubbio molto utile e completa, le tendenze della regionalizzazione nei paesi europei sono molto diverse, con esperienze di nuove iniziative di regionalizzazione, ma anche iniziative nel contesto di più ampie riforme dei poteri territoriali, riduzione del numero di regioni, ricentralizzazioni, domande di indipendenza, ecc., quindi non vi è in Europa al momento solo un modello, una sola direzione, dobbiamo capire come ravvivare il processo di regionalizzazione in generale, ed insieme in ogni specifica realtà.

Mi piacerebbe dare il mio piccolo contributo al dibattito tematico di oggi con qualche considerazione sulla situazione italiana, che credo molto interessante. Quindi continuo la mia comunicazione in lingua italiana.
Abbiamo ricordato più volte oggi il rapporto sull’evoluzione della regionalizzazione negli Stati membri del Consiglio d’Europa, approvato nel corso della scorsa sessione.

Quel rapporto indicava che le Regioni italiane dispongono di considerevoli poteri, ma con diverse criticità, tra cui:
1. scarso coinvolgimento nelle decisioni centrali,
2. asimmetria e sovrapposizione di competenze,
3. scarsa autonomia finanziaria
4. e infine il Senato italiano non è una reale emanazione delle comunità territoriali.
Come sapete, per risolvere diversi di questi problemi una nuova ampia legge di riforma costituzionale è stata proposta dal governo Renzi nel 2014, ed è ormai prossima al suo completamento.

La riforma tocca vari aspetti.

Quello più importante è la trasformazione del Senato in una vera camera rappresentativa delle regioni e dei comuni. Il nuovo Senato scenderà da 315 a 100 membri; e sarà interamente composto non da eletti nelle elezioni politiche nazionali, come avviene ora, ma da membri dei consigli regionali, per circa il 70%, e da sindaci, per la parte restante.
Il nuovo Senato avrà una funzione di raccordo tra lo Stato centrale, i poteri locali e l’Unione europea.
Parteciperà a tutta la funzione legislativa nazionale, anche se voterà solo le leggi di maggiore rilevanza, ma in ogni caso quelle che riguardano le funzioni dei poteri locali.

Tra gli elementi salienti della riforma, l’eliminazione di circa 100 Province, uno dei livelli in cui si articola oggi la Repubblica Italiana, quello intermedio tra Regioni e Comuni. Un passo delicato, ma che occorre giudicare nel quadro di un paese amministrativamente oggi troppo complesso.

La riforma costituzionale, infine, ridefinisce le competenze di Stato e Regioni, eliminando le materie concorrenti, che generavano molti conflitti di attribuzione. Ci sono forse alcuni elementi di riaccentramento, ma nel complesso alle Regioni italiane restano competenze molto ampie, in campo di sanità, governo del territorio, infrastrutture, imprese, formazione, turismo, ambiente, e anche rappresentanza delle minoranze linguistiche. Resta inoltre aperta la possibilità per le regioni più virtuose di avere competenze aggiuntive, oltre al fatto che hanno ricevuto in più molte delle competenze prima allocate alle Province.

Già approvata dal Senato, la Riforma dovrebbe essere votata alla Camera dei deputati nel prossimo mese di aprile. In seguito sarà sottoposta a un referendum popolare, presumibilmente ad ottobre 2016. Se i cittadini la approveranno, diverrà definitiva.

Resta sicuramente aperto il problema dell’autonomia finanziaria, ma in generale, Presidente, non concordo pienamente che in Italia la regionalizzazione sia ferma o peggio in regressione.

In Italia, dunque, c’è la possibilità oggi di marcare un punto a favore del rafforzamento dei processi di regionalizzazione in Europa, con soluzioni normative interessanti, ma che in ogni caso penso richiederanno, anche da parte di questa Camera, una attenta valutazione nei prossimi anni, per verificarne attuazioni e ricadute.

Vi ringrazio.