QUESTA VOLTA SAVIANO NON MI CONVINCE PER NULLA (PERCHE’ SONO CONTRARIO ALLA MATERNITA’ SURROGATA)

Nell’Espresso in edicola la scorsa settimana, Roberto Saviano esprime il suo sostegno alla pratica della “maternità surrogata”, o utero in affitto che dir si voglia.

Io sono completamente contrario alla maternità surrogata, invece.

Non solo per motivi “religiosi” come qualcuno potrebbe pensare, ma proprio per motivi civili e “laici”. Che sintetizzerei così: motivi di equità, di sicurezza delle donne e dei bambini, di antropologia non funzionale e non selettiva.

Non è facile spiegare queste cose in poche righe: del resto, quando si parla di cose importanti, meglio non banalizzare.

Così, se a qualcuno interessa, qui sotto trovate, in un lungo post, le mie idee in materia, i miei commenti all’articolo di Saviano, i motivi per cui sono fortemente contrario, e penso che dovremmo fare di tutto per evitare che anche solo involontariamente si generino clienti, in Italia e nel mondo, per questa pratica.

Se volete armarvi di 10 minuti di tempo e di un po’ di pazienza, lamia riflessione la trovate a seguire.

E qui trovate l’articolo di Saviano che NON CONDIVIDO per nulla:
http://espresso.repubblica.it/…/quegli-atti-d-amore-dietro-…

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PERCHE’ SONO CONTRARIO ALLA MATERNITA’ SURROGATA

Nell’Espresso in edicola l’11 febbraio è apparso –nella consueta interessante rubrica gestita da Roberto Saviano, “L’antitaliano”- un articolo in cui il noto scrittore e giornalista napoletano tratta della “maternità surrogata”, la pratica più nota come “utero in affitto” e che è balzata in queste settimane all’onore delle cronache.

Premetto, a scanso di equivoci, che NON sono tra quelli che d’abitudine criticano “alla leggera” Saviano, che stimo profondamente per il prezzo personale che paga al suo impegno coraggioso contro la criminalità organizzata. Qui mi attengo però al merito delle sue opinioni su un tema eticamente delicato, rispetto al quale non ci sono autorità –neanche quella di Saviano- e ci si deve sforzare di ragionare e motivare, sempre.

E proprio sul piano della razionalità e della motivazione ho trovato profondamente deludente l’articolo di Saviano, che su altri temi invece si dimostra capace di una lucidità e di un rigore di ragionamento straordinari.

L’argomento di Saviano è ben riassunto dal titolo stesso del pezzo: “Quegli atti d’amore dietro i diritti negati – in diversi paesi la maternità surrogata è legale. Si riconosce così quanto altruismo ci sia nell’offrire un “riparo temporaneo” al figlio di qualcun altro”. Quindi la “maternità surrogata” come atto d’amore e d’altruismo, con cui qualcuno offre un “riparo temporaneo” ad un bambino che –per “amore”- è di principio e dal principio di altri. Argomento che esclude a priori e categoricamente che le madri surrogate possano a volte fare questo per debolezza o per povertà: “esistono paesi in cui la pratica della maternità surrogata non solo è legale, ma è anche riconosciuta per quello che è: un atto incredibile di altruismo e di amore”. Un atto di puro altruismo, sempre, anche quando viene pagato? Sì, secondo Saviano, perché la madre che presta il suo grembo rinunciando poi al bambino spesso “deve interrompere il proprio lavoro per il tempo della maternità”, cosicché quando viene pagata sta ricevendo un doveroso “rimborso spese”, perché “non ci sarebbe prezzo giusto per un dono tanto grande”.

E qui davvero mi sono cadute le braccia.

Saviano è troppo serio e ben informato per non sapere che accanto a paesi (tipo il Canada) in cui la maternità surrogata è solo “altruistica” (cioè, almeno ufficialmente, non retribuibile), ve ne sono ben di più in cui è oggetto di fiorenti attività commerciali, in cui il “rimborso spese” per l’interruzione del lavoro va a donne che un lavoro non ce l’hanno, che sono esposte alla povertà, o che –per loro stessa ammissione- svolgono questa pratica per dare un futuro a se stesse o ai propri figli “non ceduti”, un rimborso spese con tariffari precisi gestiti da agenzie che ricaricano i loro servizi, con prezzi che vanno fino a 100.000 dollari e più. Parlare di “altruismo” e “rimborso spese” quando volano cifre del genere, in paesi come l’India, il Nepal, l’Ucraina, la Georgia, ma anche la Russia e il Sudafrica è voler chiudere gli occhi. Anche sui mariti, che in quei paesi decidono loro se le loro mogli possono o no fare una maternità del genere (saranno così “altruisti” anche questi mariti?). Almeno, per onestà, si dica prudenzialmente che a fianco di donne che lo fanno “altruisticamente”, ve ne sono certamente altre per le quali è un modo –scelto più o meno liberamente- per tirare avanti, o per cambiare in meglio la difficile condizione economica della loro famiglia (eventuale marito a carico compreso).

A me basterebbe questo per dire no all’utero in affitto, il fatto che si sfrutti –anche solo si rischi di sfruttare- la povertà di alcune donne, non mi interessa se per un atto degno o no, utile ad altri o no. Lo sfruttamento è sfruttamento, punto. Altrimenti, anche la raccolta degli ananas è un bene, un utile per l’umanità (io amo molto l’ananas, e fa anche molto bene). Ma non per questo giustifico chi sfrutta il bracciante nelle piantagioni per permettere a me di mangiare l’amato e benefico ananas. L’esempio è volgare, scusate, ma limpidissimo.
Ma il problema per me –nella posizione di Saviano come in quella di tanti altri che ascolto in questi giorni- è un altro ancora: cioè la totale mancanza di analisi di argomenti dirimenti nel dare un giudizio (per me, negativo) sulla maternità surrogata.

Provo ad elencarli, questi argomenti: e vorrei che si notasse che NON HANNO NIENTE A CHE VEDERE CON ARGOMENTAZIONI DI TIPO CATTOLICO O RELIGIOSO, anzi; mi paiono fondate su una visione seria sotto il profilo sociologico, scientifico, ASSOLUTAMENTE LAICO e –per quello che ne capisco- molti di questi argomenti dovrebbero essere parte integrante del costitutivo culturale di persone con convinzioni di sinistra, come Saviano.

1. Il primo argomento, legato a quello economico, è nella evidente discriminazione di condizioni di SICUREZZA che questa pratica propone tra uomini e donne di paesi e classi sociali diverse. Se una coppia gay, o anche etero, è ricca, può procurarsi un figlio, e farlo in modi che in certa misura tutelano la sicurezza della donna e del bambino (con 100mila euro circa, in America). Ma se la coppia non è ricca, va a fare questa pratica in paesi come India o Nepal dove se la cava magari con 20 o 30mila euro (che sono sempre bei soldi), con un evidente implicazione: per quelle cifre, in quei paesi, che garanzie hanno le donne e i bambini, per la loro salute? Se le donne ad esempio hanno un parto a rischio, siamo sicuri che ricevano adeguata assistenza? Non capiterà che qualcuna vada a morire (il parto è sempre rischioso, anche nei migliori ospedali italiani, lo sappiamo anche da recenti fatti di cronaca, figuriamoci in Nepal…) nel dare alla luce il figlio di un altro? E il bambino? Sarà protetto da una adeguata diagnosi e cura, o rischia di essere abortito al minimo accenno di problema? E se nasce con un handicap, ad esempio per una sofferenza fetale durante il parto, che fine farà? Dubito molto che questi “rischi” siano coperti appieno in America (magari nel costo alto delle agenzie americane ci sono assicurazioni che aiutano per tutta la vita il bambino se nascesse invalido? Mah, forse…), ma sono certo che queste garanzie non ci sono in Nepal. Non mi si risponda che allora questo è un argomento per introdurre questa pratica in Italia, per evitare tali rischi: a meno che qualcuno non pensi di mettere simili pratiche a carico del sistema sanitario nazionale, anche in Italia una “maternità surrogata” sicura e assicurata sarebbe solo cosa da ricchi; per i poveri…ci sarebbe sempre solo il Nepal, con le evidenti implicazioni di sicurezza per donna e bambino, che dicevo sopra.

2. Il secondo, riguarda la SELEZIONE e quindi la LIBERTA’ della specie umana. L’utero in affitto porta quasi sempre con sé la scelta genetica del donatore, per ottenere un figlio con determinanti genetiche precostituite (le agenzie americane permettono la selezione razziale, culturale, etc., con documentati cataloghi e ampi database a scelta dei futuri “genitori”). So che l’argomento per molti non è probante e conclusivo, ma lo è per numerosi osservatori laici. Lo è anche per la Legge italiana che vieta espressamente operazioni aventi carattere selettivo (L.40 art. 13 comma 2). Ma se si odia la L.40, si conosca e riconosca almeno che numerosi comitati etici sanitari (quindi il mondo cattolico non c’entra nulla) si sono a più riprese pronunciati, come del resto vari tribunali, contro pratiche di selezione, che sono spesso ammesse in caso di gravi patologie genetiche, rischi ereditari, etc. ma mai nel caso di “una pianificazione della prole dettata da altre motivazioni” (pronunciamento del Comitato Etico della Provincia di Bolzano, ad esempio; ma davvero sono molto numerosi, li trovate su internet con facilità). Del resto, una società che avesse un minimo di visione sociale comunitaria (non solo il predominio della volontà individualistica) capirebbe al volo che se lasciamo ai genitori scegliere le determinanti genetiche relative al colore degli occhi, dei capelli, all’altezza, alla corporatura, andremo incontro ad una predominante culturale, per cui lo stereotipo culturale dominante informerà l’umanità, riducendo anche la varietà dei tipi umani. Darwin, tra i padri della laicità moderna, ce l’avrebbe spiegato benissimo. E poco importa se, su una popolazione di miliardi di essere umani, il fenomeno selettivo si “diluisce”. Già ampiamente utilizzato nella fecondazione eterologa, sancisce un principio di dominio culturale dell’uomo sull’uomo (poco importa se è il genitore che domina il figlio): a me piace tanto la musica classica, la faccio ascoltare ai miei figli, ma a loro non piace. Che mi farebbe un tribunale dei minori se obbligassi mio figlio ad ascoltarla per tutta la vita? Che c’entra? C’entra, perché allora un padre o una madre non può e non deve scegliere lui per il figlio e obbligarlo tutta la vita ad avere probabilmente i capelli biondi da WASP, o il fisico di un giavellottista… Le mie determinanti culturali, per cui preferisco il biondo al moro o l’alto al basso, non le posso imporre ai figli. Le posso proporre, magari, ma nella selezione genetica io genitore decido unilateralmente per un altro essere umano, mio figlio. In compenso, se gli do una scapaccione per fargli mangiare la minestra in Svezia vado in galera. Chiedo davvero a qualcuno di spiegarmi questo paradosso “laico” sulla libertà di un individuo di non essere obbligato dai genitori ad ascoltare musica che non vuole o a mangiare minestre che non gli piacciono, ma a beccarsi tassativamente per tutta la vita il colore degli occhi che decide sua madre, senza che questo sia un problema. L’ “amore”, giustifica questo?

3. Il terzo argomento, riguarda la SALUTE. Di quella delle donne ho detto, ma vorrei concentrarmi un attimo su quella del bambino che tra l’altro –saremo tutti d’accordo- come parte debole nella relazione sociale è il primo da tutelare. Come tutti sappiamo, i bambini frutto di maternità surrogate vengono allontanati dalle madri dopo pochi giorni, settimane o al massimo qualche mese (massimo 3, in genere, ma spesso molto molto prima, proprio per evitare che con la madre si crei un rapporto stabile). Potete divertirvi a cercare su internet i tanti articoli medici che pongono in relazione lo sviluppo cerebrale, cognitivo, psico-sociale del bambino con fattori che dipendono strettamente dalla qualità del rapporto con la madre dopo il parto e nei primi mesi e anni di vita: allattamento e sviluppo cognitivo, coccole, continuazione del rapporto chimico, uditivo, sensitivo instaurato con la madre influiscono fortemente sulla salute e sulla crescita del bambino. Dai tempi delle ricerche sull’ “ospitalismo” di Spitz, si moltiplicano gli studi che dimostrano che un bambino sottratto alla madre dopo poche ore, giorni o settimane dal parto, perde qualcosa. Del resto, se proprio non volete credere a questi studi, saremo almeno convinti che l’allattamento al seno per alcuni mesi è meglio dell’allattamento artificiale, no? Ci sono enormi evidenze scientifiche su questo (laicità, please…!). Spendiamo caterve di soldi per spiegarlo alle donne, da anni. Perché di questo non sento parlare, da parte di chi non ritiene un problema la maternità surrogata? Certo, so anche io che un bambino può crescere bene lo stesso, anche col latte artificiale, o lontano dalla madre. Tante adozioni lo dimostrano. Anche io fui staccato per motivi di salute dal latte materno al terzo mese, eppure sono cresciuto bene lo stesso (anche se a pensarci bene, forse, i miei amici adesso si spiegano tante cose…). Però perché a questi bambini, destinati alle coppie che li “ordinano”, deve essere tolto il diritto alla SALUTE, che passa anche per l’allattamento materno fin dove possibile, e –secondo molti studi- per il contatto fisico, uditivo, olfattivo e quant’altro con la madre, a continuazione di quello già creatosi nel grembo? Laicamente, gradirei una risposta che argomentasse dettagliatamente come l’amore tra due persone e la loro legittima attesa di genitorialità, possa prevalere su questo diritto alla salute piena del bambino.

4. Il quarto e ultimo, di ordine etico e antropologico, riguarda la possibilità che un essere umano sia trasformato in un PRODUTTORE, cioè in un essere strumentale. Non evoco le immagini di “fattrici” o “incubatrici” che certa deteriore polemica scomoda per la condizione della madre surrogata: penso che siano parole fuori dalla umana pietà. Però evoco un altro padre della cultura laica e illuminista su cui si basa l’Europa moderna, la nostra civiltà occidentale, in nome della quale si sostiene tutto questo: Immanuel Kant. “«Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo”. Questa affermazione kantiana sulla non strumentalità dell’essere umano (che è fine, non mezzo) è alla base dell’illuminismo, dei valori della Rivoluzione Francese e, in ultima istanza, della nostra civiltà occidentale. Se accettiamo che un essere umano asservisca se stesso e quanto ha di più grande e profondo (la mente, la volontà, in una donna penso che la gravidanza rientri tra queste cose grandi…) ad un altro uomo, in cambio di denaro, questo fa di lui un mezzo. Marx, Engels e Adorno hanno scritto su questo fiumi di inchiostro, sul principio di alienazione: che non esclude di cedere qualcosa di sé per denaro (come nel contratto di lavoro), ma che la cessione comporti la perdita della propria natura di fine è inaccettabile e fonte di alienazione (l’alienazione per esempio, per Marx, nasce dal perdere la visione del frutto del proprio lavoro, nella catena di montaggio, non dal lavoro in sé). Con l’oggetto, si perde anche il fine del proprio impegno, si diventa mezzo. Solo una alienazione volontaria a vantaggio di altri (che ne so, quella del martire o della suora missionaria) forse “recupera” da questa alienazione, proprio perché si fa mezzo, ma per un fine scelto volontariamente e per un oggetto che rimane davanti a te (ma per la verità la cultura laica su questo è sempre stata molto sospettosa). In ogni caso: se c’è denaro, non c’è amore, e l’argomento di Saviano è kantianamente fuori dall’etica moderna, illuministica e umanistica. Se non c’è denaro, c’è oblazione, e potrebbe essere eticamente a posto la madre surrogata: ma mi si spiega in che modo i genitori che ricevono il figlio surrogato, hanno “agito in modo da trattare l’umanità, nella persona della madre surrogata, come fine e non come mezzo”? In che senso per loro la madre surrogata è un fine? A mio avviso, la madre surrogata per loro è un mezzo, quindi questo fonda una antropologia strumentale che per me è fuori dalla antropologia laica moderna, almeno da quella di matrice illuministica. E crea un precedente molto serio. Quando avrò bisogno di combattere –specie da sinistra- una visione antropologica di tipo strumentale, con che strumenti culturali e concettuali lo farò, se cedo ora su questo principio, in nome di un generico “amore”?

Come si vede, sono tutti argomenti squisitamente laici.

Non ho usato una sola categoria religiosa.

E per la evidenza di questi argomenti laici, inerenti la sicurezza e la dignità e libertà del bambino, della donna, della specie umana, mi stupisco davvero che il mondo laico di sinistra sia completamente afono su questo punto e –per paura che vada a incidere su altri diritti civili delle coppie gay e su altre battaglie che condivido appieno- si rende completamente e paurosamente silente.
Solo in Italia, peraltro, perché in Francia, ad esempio, queste cose si dicono: ad esempio, la filosofa Sylviane Agacinski e la deputata socialista Laurence Dumont all’Assemblea nazionale (non un luogo qualunque) hanno presentato la campagna per chiedere la messa al bando universale della maternità surrogata, e l’hanno fatto assieme a rappresentanti di associazioni femministe di vari Paesi di tutto il mondo e la partecipazione del CoRP (Collettivo per il Rispetto della Persona), della CADAC (Coordinamento per il Diritto all’Aborto e alla Contraccezione) e della CLF (Coordinamento Lesbiche Francia).
Non esattamente una iniziativa cattolica, come si vede.

Ma da noi, per paura di togliere qualcosa a qualcuno, si teme persino di ribadire questo principio di contrarietà all’utero in affitto laddove si affronta il tema della adozione.
Ribadisco, per paura.
Per mancanza di idee chiare, di un pensiero limpido, lineare, razionale. A mio avviso sotto tutto questo c’è un abbaglio storico terribile, perché qualche parte della sinistra italiana in questo caso sta scambiando la cultura radicale individualista di destra, per una forma di diritto umano-relazionale-sociale, tipicamente di sinistra. Perché selezione, funzionalità dell’essere più debole al più forte, mancata tutela della autodeterminazione del più piccolo alla determinazione del più grande, sono tutte categorie di destra; anzi, solo della destra peggiore. Peccato, perché in passato non mancavano persone coraggiose nel mondo laico italiano che sapevano distinguere tra cultura individualista di destra e diritti dell’uomo e della donna: penso ad esempio a quello che ebbe a dire Oriana Fallaci contro la pratica dell’utero in affitto, e che potete cercar facilmente sul web.

Torno a Saviano: questi argomenti che ho provato ad abbozzare –e tanti altri che ci sarebbero- non trovano nel suo articolo nemmeno un ombra di presenza, una parola, un attimo di considerazione. Almeno per discuterli, per accennarli, se non per condividerli.
Tutto invece è cancellato, tutto è giusto, perché c’è l’amore.

Ah, l’amore….

Amore, parola che per la verità io uso e userei con molta più circospezione, perché è talmente inflazionata che ormai non significa più niente, specie nella settimana di S.Valentino…
Parola che ormai indica un sentimento di trasporto emotivo individuale, in nome del quale qualsiasi ragionamento, qualsiasi volontà, qualsiasi dimensione sociale deve solo spegnersi e oscurarsi, come se l’amore per una persona non fosse qualcosa che ci coinvolge tutti interi, non solo cuore, ma anche psiche, intelletto, forza… Come se l’amore avesse il diritto di vincere emotivamente –senza altro ragionamento alcuno- sulla legalità, sull’etica, sulla dignità della persona, sulla sicurezza in materia sanitaria… applicate un simile argomento in campo di lotta all’AIDS, di violenza nella coppia, di connivenza tra familiari appartenenti ad una stessa cosca mafiosa…vi rendete conto di dove ci porterebbe, socialmente? Che crimini finiremmo per giustificare, per “amore”?

“Ci sono diritti universalmente riconosciuti e altri che invece ci mettono più tempo a entrare nella consuetudine, a essere percepiti come normali e quindi come naturali”. Dice ancora Saviano. E dice bene, perché penso anche io che finirà così. Empiricamente. Ad oggi non mi viene in mente una sola cosa che sia tecnicamente possibile, e che l’uomo non abbia fatto e continui a fare, magari camuffandola un po’, anche se le leggi lo vietano. Pensate davvero che nessuno nel segreto di qualche laboratorio non lavori a gas nervini, o alla clonazione umana? Tutto ciò che tecnicamente è possibile, si fa e si farà, malgrado le leggi che lo vietano. Perché siamo nell’èra in cui la tecnica neutralizza la politica, potrei dire, parafrasando Carl Schimitt. E Saviano non lotta con questo pensiero, come invece lotto io chiedendo che le leggi, in ogni occasione utile, ribadiscano principi come questi, pur senza farmi soverchie illusioni sul risultato finale. Ci si rassegna. Anzi, Saviano lo auspica, questo acquietarsi per via consuetudinaria, invece di accettare la sfida e –se davvero lo ritiene un diritto- argomentare la maternità surrogata proattivamente e con coraggio razionale. Invece, niente. >
E che brutta visione dell’uomo sotto questa frase, che sfiducia nella forza del dialogo, delle idee… Solo una umanità pecorona, ottusa, che oggi non capisce una cosa così chiara e autoevidente come la maternità surrogata, ma prima o poi si acquieterà, prima o poi diventerà normale…

E’ solo questione di abitudine.
Non di ragionamento e di adesione razionale, fatta a fondo, da Kant in su, senza sconti, e senza preconcetti.

Io spero che davvero a scelte del genere non arriveremo mai per mera consuetudine.

Scusatemi se sono troppo laico, ma io il mio cervello non lo spengo.
Di fronte a nulla, nemmeno di fronte a Saviano, e nemmeno di fronte all’ “amore”….