LA FESTIVITA’ DI SAN GEMINIANO E LA LETTERA ALLA CITTA’ DI MODENA DEL VESCOVO CASTELLUCCI

San Geminiano è per i modenesi qualcosa di più di una giornata di festa. E’ un appuntamento per riflettere sul tipo di comunità che siamo e sul tipo di città che abbiamo costruito.
Questo é il primo San Geminiano per il Vescovo Erio e l’occasione è propizia per ringraziarlo innanzitutto per il modo in cui si è avvicinato: con disponibilità, semplicità e grande sollecitudine. Un ulteriore apprezzamento per aver voluto proseguire la tradizione, ormai pluriennale, di rivolgere alla città una lettera che la aiuti a vivere il giorno di San Geminiano non solo come una bella festa, ma anche come un’occasione di riflessione sul nostro “vivere insieme”.
Lettera16La domanda da cui parte la riflessione dice tanto dello stile del Vescovo Erio: “quale contributo offre e può offrire la Chiesa alla Città?”. Non una posizione rivendicativa, quindi, né una posizione di voluta centralità per i credenti. Piuttosto una posizione di servizio alla vita comune. In linea, del resto, col bellissimo verso paolino scelto come motto del suo episcopato: “collaboratori della vostra gioia”, che indica chiaramente la volontà non di imporre, ma di servire e collaborare al bene dell’altro.
Ho trovato di fondamentale importanza l’invito alla piena cittadinanza civile rivolto a tutti i cristiani: la comunità ecclesiale è chiamata cioè ad “incidere” nella comunità civile soprattutto attraverso la vita da cittadini (e cittadini “onesti”, aggiunge il Vescovo Erio) cui sono chiamati i credenti. Questo è un chiaro richiamo al valore della vita laicale. La Chiesa non va identificata con i soli pastori; ai quali “compete la formazione delle comunità cristiane attraverso la predicazione, la celebrazione e la guida pastorale”, ma anche con i laici, i quali sono chiamati “all’impegno diretto nei diversi settori della vita sociale”. Sento di dover ringraziare per il richiamo a questa impostazione, che invita con coraggio i laici a “entrare nei diversi luoghi” in cui si svolge il dibattito in merito alle questioni della vita civile: partiti, scuola, mondo del lavoro e delle professioni, volontariato, etc. Penso sia un richiamo che dà forza, coraggio e solidarietà alle tantissime persone che, a Modena come altrove, conoscono la bellezza ma anche la fatica e le difficoltà di questo impegno quotidiano. Sono certo che da queste parole tutti ne trarranno nuova spinta, per dare ancora qualcosa di più e di meglio alla nostra comunità e –magari– per avvicinare di più a questa dimensione di impegno e servizio anche i giovani.
Mons. Castellucci è stato coraggioso e franco anche su due temi specifici di grande attualità ma obiettivamente non “facili”: le unioni civili e l’immigrazione. Sul primo tema, credo che tutti dovremmo condividere l’invito a mettere al centro “le parti più deboli”. Queste possono essere a seconda dei casi le persone che non vedono riconosciuti i loro diritti civili (con il concreto rischio di andare incontro a discriminazioni), i bambini o perfino le stesse coppie sposate che, come ci capita spesso di ricordare anche nel dibattito politico, in Italia vivono forme di non pieno riconoscimento economico, fiscale e sociale del proprio ruolo e di quanto fanno quotidianamente per il futuro del nostro paese. Altrettanto coraggioso il richiamo al dibattito sul fenomeno migratorio, un tema che in questo momento è particolarmente divisivo o impopolare. L’invito a smettere di ragionare per categorie (italiano, straniero, cristiano, musulmano, bianco, nero…) mi sembra davvero illuminante: proviamo a riscoprire semplicemente l’umanità dentro gli occhi di ogni uomo, qualunque sia la sua storia e la sua provenienza. Questo concetto deve precedere e guidare qualsiasi considerazione politica. E per chi, come me, vive in questo momento un periodo di chiamata a servire la collettività, credo suoni chiaro l’invito a creare davvero un sistema di accoglienza non occasionale o emergenziale. Le prassi attualmente in vigore sono inadeguate a tutelare sia chi arriva che chi risiede da sempre in Italia. Dobbiamo disegnare un nuovo sistema efficace nel garantire insieme integrazione sociale, sicurezza e rispetto delle leggi. Tali principi non sono in alcun modo inconciliabili tra loro, ma lo diventeranno se non sapremo recuperare questo sguardo umano.
Credo infine che la nostra città debba cogliere soprattutto l’invito finale della lettera del Vescovo Erio. Un passaggio forse non sottolineato da molti commentatori in questi giorni ma, a mio modesto parere, di enorme valore sociale: “Consegno queste riflessioni a chiunque desideri proseguire un dibattito che non si limiti a dare voce ad emozioni momentanee, ma accetti di ragionare e confrontarsi sulla teoria e sull’esperienza”, ci ha scritto Mons. Castellucci. Credo che non sfugga a nessuno come i problemi che abbiamo davanti, in questa età di crisi economica, sociale e internazionale, non possono trovare risposta se non sapremo andare oltre un approccio emotivo e superficiale per riscoprire la difficoltà, ma anche il gusto e l’importanza, dell’entrare nel merito, di discutere e ragionare senza paura, sui principi come sulle realizzazioni pratiche. Un invito che andrebbe preso sul serio da parte di tutti i modenesi per costruire insieme il bene e il futuro della nostra comunità.
Grazie davvero Vescovo Erio e un sincero augurio di buon lavoro e buon ministero tra noi e con noi.