RIORDINO ISTITUZIONALE. ISTITUZIONI LOCALI PIU’ SEMPLICI E PIU’ VICINE AI CITTADINI

Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni su Città metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro Unioni”, è il titolo della legge che l’Assemblea legislativa ha approvato nello scorso mese di luglio. Una riforma di cui pochi sono a conoscenza, ma di enorme potenzialità e importanza, perché da essa dipendono tante delle cose che viviamo e riceviamo ogni giorno: asili, scuole, strade, servizi locali…

Sappiamo tutto del percorso in atto di riforma della Costituzione (Senato delle Regioni, revisione delle competenze regionali nel Titolo V…) e dell’abolizione in atto delle Province. Ma forse non tutti sanno che abolire le Province non significa chiudere un ente vuoto o inutile: significa riallocare competenze importanti (strade, scuole, turismo, agricoltura, ambiente…) su altri soggetti, in particolare Comuni e Regioni, per ridurre i tropi livelli amministrativi del nostro Paese, risparmiare se possibile qualcosa, e soprattutto –la cosa davvero importante- rendere più chiara ed efficiente la macchina amministrativa pubblica a livello locale.

imagesSemplificare e razionalizzare, senza abbassare la qualità dei servizi a cittadini e imprese: questi gli obiettivi in sintesi. Dare nuovi strumenti ai Comuni, ai loro problemi di governo del territorio e di servizio alle Comunità, evitare passaggi “critici” e ottenere alla fine un sistema amministrativo più snello ma non meno vicino ai cittadini. Obiettivi tutt’altro che facili, il cui raggiungimento non è scontato. Una riforma di cui pochi sono a conoscenza, ma di enorme potenzialità e importanza, perché da essa dipendono tante delle cose che viviamo e riceviamo ogni giorno: asili, scuole, strade, servizi locali…

La nuova Legge Regionale 13/2015 imposta questo percorso di riordino, fissando obiettivi, strumenti, insomma dettando i tempi e i criteri normativi per ridefinire il nostro sistema di governo locale, per dare attuazione alla Legge 56/2014, la cosiddetta “legge Delrio” di “abolizione” delle Province e di costituzione dell’area metropolitana di Bologna.

La legge regionale serve innanzitutto a rendere possibile il passaggio ordinato ad altri enti e altre funzioni del personale delle Province, cosa che –alla luce della Legge Regionale- comincerà ad avvenire per circa 1.000 unità già il prossimo primo gennaio 2016.

La legge identifica poi un presidio politico-istituzionale, un luogo da cui guidare il processo, definito Conferenza interistituzionale, per gestire la fase transitoria e far avanzare i processi di integrazione amministrativa e territoriale. La legge “investe” inoltre sulle Unioni dei Comuni e sulle fusioni fra Comuni: non solo perché aumenta alcune loro competenze, ma soprattutto perché dovranno ora interfacciarsi più direttamente con la Regione, che mantiene soprattutto funzioni di programmazione e indirizzo, solo in alcuni temi di gestione (assicurando comunque i servizi sul territorio, come avveniva da parte delle Province: un esempio, l’agricoltura).

Con l’approvazione della legge, scattano i tempi nei quali le attuali Province, con il ruolo essenziale di Comuni e Unioni, dovranno avanzare proposte per la sperimentazione delle “aree vaste interprovinciali”, identificando nuovi ambiti ottimali nella gestione dei servizi: convenzionandosi tra loro cercheranno di ottimizzare scelte, risorse, gestione su temi come i trasporti, il turismo, la promozione, la tutela del territorio, etc. E’ indubbiamente questo uno dei passaggi più difficili e “rischiosi” della Legge Regionale: in assenza di un definito quadro legislativo nazionale, evitare una sorta di “neocentralismo” regionale, e al tempo stesso evitare che i Comuni o le Unioni siano lasciate sole a programmare o gestire funzioni e attività di grande rilievo, e che si gestiscono al meglio su bacini “di area vasta”, cioè superiori al singolo Comune o alla singola Unione, come ad esempio il tema del trasporto pubblico, della promozione territoriale e turistica, etc.. Per dare massima forza ai Comuni e alle Unioni sarà forse necessario tornare ancora sulle norme regionali, sulle risorse, sull’organizzazione: ma in ogni caso la Legge ha aperto un cantiere, ha dato una direzione, e come sempre la Regione Emilia-Romagna si è mossa tra le prime a livello nazionale, iniziando il percorso per mettersi in linea rapidamente col quadro costituzionale che dovrebbe essere sancito nel 2017 col referendum confermativo.

Non ci si nasconde le difficoltà del percorso, appunto: ma al tempo stesso la Legge apre il cantiere, individua le “cabine di regìa”, crea le unità di missione, insomma fornisce al sistema gli strumenti per avviarsi.

Dove si potenziano le competenze regionali, anche gestionali oltre cheriordino di programmazione, la scelta è quella di utilizzare maggiormente lo strumento delle Agenzie Regionali: l’Agenzia regionale per l’ambiente e l’energia, l’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile e l’Agenzia regionale per il lavoro, quest’ultima in particolare per “ereditare” e gestire al meglio la continuità dei Servizi pubblici per l’Impiego, finora di competenza provinciale. La Legge ha provato ad affrontare inoltre la questione di come garantire l’attività di indirizzo e controllo dell’Assemblea legislativa sui futuri atti di Giunta e in particolare sulle nuove Agenzie regionali.

Una Legge difficile e complessa, quindi, approvata dall’Assemblea dopo un lungo confronto con gli Enti locali, sancito con il Patto con la Giunta del 2 maggio 2015, e con l’accordo sottoscritto il 22 maggio con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, a garanzia anche del processo di mobilità del personale. 5 sedute di commissione, 2 pubbliche audizioni, quasi 400 emendamenti esaminati (45 dei quali approvati), altri 60 emendamenti portati in Aula (una dozzina approvati) e 5 ordini del giorno (3 approvati, su temi delicati come il futuro delle Polizie Provinciali, i Centri per l’impiego e sul tema della gestione del demanio idrico e del rischio idraulico). Questi i numeri di una legge davvero estremamente complessa, estremamente importante, perché mette in gioco l’efficienza e la forza dei servizi pubblici a cui siamo da sempre abituati nel nostro territorio.

Una legge che ne richiederà, per la piena attuazione, tante altre, come il riassetto delle leggi regionali che disciplinano Agenzie, istituti, forme societarie ed Enti regionali. Un cantiere che si apre, quindi. Uno dei temi principali su cui noi Consiglieri saremo ancora impegnati nei prossimi messi, o nei prossimi anni, per provare a produrre una Pubblica Amministrazione più snella, più lineare, più efficiente, non meno vicina.

 

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