QUEI 101 GRADINI…

101 gradini. Esattamente 101, non uno di più non uno di meno. Sono quelli che da un anno faccio quasi ogni mattina, per salire all’ufficio che mi è stato assegnato come Consigliere regionale.

Mi è capitato di contarli, quasi per caso, una mattina, mentre sovrappensiero rimuginavo quello che mi aspettava in quella giornata, che si preannunciava particolarmente pesante. Mi capita di contarli ancora, mentre mentalmente passo in rassegna le cose da fare nel giorno: appuntamenti, commissioni, riunioni, discussioni, mail, telefonate…una per ogni passo, una per ogni gradino.

Il “lavoro” di Consigliere Regionale spesso è piuttosto stressante. Non è certo faticoso come un lavoro fisico o manuale; anzi, è un “privilegio”, lo capisco bene. Ma in ogni caso ti espone quotidianamente a talmente tanti incontri, stimoli, temi, problemi diversi tra loro, che “tenere il filo” richiede rigore e grande capacità di riordinare pensieri e priorità. Ed è una “fatica” importante anche questa, vivere ogni giorno sapendo che hai 101 cose davanti da fare, o 101 arretrate da ieri, e dovrai anche oggi salire quella “scala” costruendo un ordine, facendo le cose più utili per il tuo territorio, dando le risposte più importanti o urgenti che qualcuno ti chiede…e non sempre ci riesci, anzi, sai già che non ci riuscirai come vorresti.

Una giornata tipo? Quella di oggi, mentre tento disperatamente di scrivere queste due righe in tempo utile per il loro invio, tra un appuntamento e l’altro:

  • ore 9: incontro con i collaboratori del gruppo per pianificare il lavoro della settimana;
  • ore 10,30: Commissione affari istituzionali: leggi su autodifesa dei cittadini (con la Lega che vorrebbe far sparare liberamente come in America…), semplificazione per le imprese, demanio della costa marittima…;
  • ore 12.00: intergruppo tra diverse forze, sulle politiche di prevenzione e salute (e arrivo tardi e trafelato perché la commissione finisce all’una);
  • ore 13.00: incontro con l’Assessore per l’attuazione della Legge sul riordino delle Province (per fortuna l’Assessore ha mezz’ora di ritardo, mi restano giusto 5 minuti per mangiare un panino);
  • ore 15,00: Commissione Sanità. Riunione importante: si discute il riordino della rete ospedaliera (sono qua adesso, con un occhio alle slide che l’Assessore presenta, e che per fortuna ho già studiato ieri notte, e uno al portatile su cui scrivo);
  • ore 16,30: incontro di maggioranza per l’attuazione del Piano Rifiuti… se si lavora un paio d’ore magari prima di cena riesco a passare da casa un’oretta, per vedere un attimo mia moglie e i miei figli, prima di uscire per un ulteriore appuntamento sul territorio. Dopocena…

E domani si riparte, uguale…

Di base, ogni settimana, ti aspettano tre riunioni di Commissione, in cui discuti o voti nel merito Progetti di Legge, atti di rilievo proposti dalla Giunta e dall’Amministrazione regionale. Spesso ti confronti coi temi più diversi: la Regione, per Costituzione, ha competenze pressoché illimitate… in poche ore o in pochi minuti puoi occuparti di caccia o di bilancio, di sanità o di investimenti, di lavoro e formazione o di rifiuti, di strade e ferrovie piuttosto che di protezione civile, immigrazione, terremoto, vaccini, biblioteche, alberi storici, demanio marittimo… Naturalmente non tutti seguiamo tutto, tra colleghi ci siamo “specializzati”, ma spesso è il territorio a richiederti di seguire temi tra loro molto diversi, e tutti estremamente importanti.

Sono impegnato in tre commissioni: la I. Bilancio, Affari generali ed istituzionali; la IV. Politiche per la salute e Politiche sociali e la V. Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità.

sDalle commissioni si passa all’Aula: l’Assemblea Legislativa, in plenaria, si riunisce mediamente due o tre giorni al mese, una trentina di giornate l’anno, da mattina a sera, a volte per più giorni consecutivi. Interrogazioni alla Giunta, approvazione di Leggi, programmi operativi, risoluzioni: le cose da discutere e votare sono innumerevoli. Da questo punto di vista, l’Assemblea assomiglia a un piccolo Parlamento piuttosto che a un grande Consiglio Comunale…

A fianco di questo lavoro “istituzionale”, c’è poi tutto il lavoro politico. Gli incontri individuali con Assessori, dirigenti, amministratori del tuo territorio, associazioni, semplici cittadini che desiderano porti una questione, gli incontri politici al Pd, e poi i convegni a cui ti invitano, le iniziative, le inaugurazioni in cui vai a rappresentare la Regione…

Spesso il tempo per restare sul territorio è poco, sicuramente molto meno di quello che vorrei e che mi ero proposto prima di essere eletto: e l’obiettivo dopo questo primo anno di inevitabile “apprendistato” è quello di provare ad aumentarlo. Andare più spesso a trovare i sindaci, ascoltare i loro problemi, fare più incontri con i circoli e i cittadini.

Poi, il rischio è che ti manchi il tempo per risolvere i problemi di cui ti fai carico: il tempo di leggere, di studiare, di contattare chi può risolvere un problema, di rispondere…

In questo can-can, perdere il filo è facile. Lavori moltissimo, ti sembra di non combinare nulla. In realtà, di persone ne hai viste tante, hai telefonato, hai spiegato, ascoltato, rassicurato, presentato cosa fa la Regione per questo o per quello… no, forse qualcosa che “resti fatto” in tutto questo c’è.

In questa newsletter provo a “oggettivizzarlo” un po’, questo gran correre di questo primo anno: le due leggi di cui sono stato relatore, le risoluzioni e interrogazioni che ho firmato, qualcuna delle molte iniziative sul territorio, il lavoro al Consiglio d’Europa, per non parlare dei tanti incontri e problemi risolti di cui non può rimanere traccia.

Insomma, la strada fatta, in un anno, non è poca.

Un anno fa il mondo sembrava in procinto di caderci addosso da un momento all’altro: la crisi economica che non smetteva di mordere; il PD, che dopo l’eccezionale risultato elettorale alle Europee, era sotto attacco, soprattutto in Emilia, dove la Regione era stata oggetto di svariate inchieste sull’uso dei contributi destinati ai gruppi assembleari e dove il Presidente Errani aveva deciso di dimettersi qualche mese prima della scadenza naturale del mandato perché toccato personalmente da un’inchiesta giudiziaria, poi finita con una assoluzione.

sederegioneer1In quel quadro di grande caos e incertezza il 23 Novembre 2014 andammo alle urne, dopo una campagna elettorale per me appassionante, ma davvero difficilissima. Stefano Bonaccini divenne Presidente della Regione Emilia Romagna, ma il successo fu segnato da una bassissima partecipazione al voto (solo il 37% degli aventi diritto).

Me lo sono scritto davanti agli occhi, quel 37%, e non c’è giorno che non me lo ricordi. Il mandato per noi eletti era ed è chiarissimo: lavorare a testa bassa per rispondere ai populismi e alle demagogie imperanti, riallacciare il dialogo tra le nostre comunità e quell’Ente regionale che doveva essere comunque riformato e semplificato, spiegato molto di più ai cittadini, portato loro molto più vicino.

Oggi celebriamo il primo anno di lavoro, un lavoro non sempre visibile, ma credo proficuo. La crisi economica permane, ma morde con minore intensità e i primi segni sul piano occupazionale –la mia, la nostra prima priorità- cominciano ad arrivare; la Regione ha recuperato iniziativa e tante cose sono state fatte in brevissimo tempo. Oggi dovremmo festeggiare questo primo anno di lavoro, nel quale ho avuto l’onore di tenere a battesimo, in qualità di relatore, la prima Legge regionale approvata da questa nuova legislatura, e che ha stabilito un significativo taglio alle indennità dei consiglieri e l’eliminazione totale dei fondi a disposizione dei gruppi, oggetto in passato di tante polemiche e problemi. Un risparmio totale sui costi della politica di circa 10 milioni.

Oggi dovrei festeggiare anche la nuova veste e le nuove funzionalità del mio sito internet: da pagine nelle quali presentavo me stesso e le mie idee, a sito di informazioni puntuali sul nostro lavoro per il territorio e di promozione della partecipazione. Dovrei raccontarvi tante delle cose riuscite: e nei diversi post di questa newsletter –che spero diventerà uno strumento costante- provo a rendicontare il lavoro svolto da eletto.

Insomma, i motivi per festeggiare ci sarebbero ma, a pochi giorni dai terribili attentati di Parigi, la preoccupazione per la tenuta della nostra convivenza civile prende il sopravvento. Dobbiamo concentrarci su come costruire relazioni pacifiche tra mondi e culture diverse, nella sicurezza reciproca: e il mio pensiero va così ad un’altra importante Legge regionale che ho seguito da vicino, e che riguarda l’inclusione sociale di Rom e Sinti. So che su questo tema, soprattutto oggi, è facile essere criticati. Ma in un clima di ostilità e di diffidenza crescente tra le persone, credo che ancora una volta il nostro modello di civiltà basato sul dialogo, il rispetto reciproco e l’osservanza rigorosa delle leggi sia il modello da seguire.

Avanti così, ogni giorno, salendo per quei 101 gradini. Anzi, avanti, provando a migliorare. Ci sono ancora tanti piani da salire. C’è ancora tantissimo lavoro da fare.