ANCORA SUL S. AGOSTINO… PER CHI HA VOGLIA DI APPROFONDIRE

Non mi piace far polemiche, ma nemmeno passare per voltagabbana, come qualcuno faceva sui giornali di ieri o, peggio ancora, passare da antagonista del progetto. Semplicemente perché non è vero.

Ecco perchè faccio questo lungo post di riflessioni. Probabilmente non lo leggerà nessuno ma, nell’epoca della rapidità, ogni tanto bisogna fermarsi a pensare. Soprattutto quando la città sta per fare il più grande investimento culturale dai tempi della costruzione del Teatro Comunale (1841), un investimento che non si ripeterà più per molti decenni (non ci vuole un profeta per capirlo).

Un’occasione unica: che non può essere sprecata o presa sottogamba.

Io da anni sostengo un ragionamento che, se qualcuno vuol provare a seguire, mi pare sensato.

Abbiamo a Palazzo S. Margherita, sopra la Delfini, una Galleria Civica specializzata in arte e fotografia contemporanea in funzione da oltre 50 anni. Le sue raccolte permanenti sono oltremodo importanti ma praticamente invisibili. Basti pensare agli oltre quattromila fogli della “Raccolta del disegno contemporaneo” (con nomi che vanno da De Pisis a Sironi, da Morandi a Fontana) oppure alla “Raccolta di fotografia”, fondo donato da Franco Fontana, che vanta oltre tremilaottocento scatti dei più famosi fotografi internazionali contemporanei. A queste esposizioni permanenti si è aggiunto il bel fondo della “Collezione Don Bettelli” riguardante mirabili esempi di grafica internazionale della seconda metà del XX secolo. Qualcuno onestamente si ricorda e conosce queste straordinarie ricchezze della nostra città?

Abbiamo, sempre nel medesimo luogo, il Museo della Figurina Giuseppe Panini, che dire sacrificato è dire poco: una “stanzona” e nulla più. Un luogo dove, se si organizzano mostre temporanee, obbligatoriamente bisogna far sparire la collezione residente. Dove si è costretti a utilizzare gli espositori sovrapposti, cosicché se c’è un visitatore che guarda una teca tu devi aspettare perché quello che ti interessa vedere è coperto. Un insulto alla memoria di uno dei più grandi industriali della nostra città.

Abbiamo, sempre in tema, il Fotomuseo Giuseppe Panini anch’esso del tutto sconosciuto. Un Milione e mezzo di foto storiche, anche di inestimabile valore, oltre duecentomila cartoline italiane e straniere, più di quattromila volumi sulla fotografia e la storia locale.

Sulla scia di queste ricchezze siamo comunque riusciti a sviluppare un’ulteriore esperienza di tutto rilievo nel mondo della fotografia contemporanea attraverso l’opera della Fondazione Fotografia della CRMO. Grazie a notevoli investimenti, questa realtà ha raggiunto risultati importantissimi in un settore molto competitivo (a partire dalla vicinissima Reggio) e ha anch’essa un importante patrimonio da valorizzare.

Abbiamo un unico vero spazio in città per mostre internazionali, che è lo spazio al piano terra del Foro Boario. Non sempre valorizzato al meglio, comprensibilmente molto appetito da eventuali progetti di espansione della Facoltà di Economia e Commercio, ora “doppiato” dallo spazio (non credo altrettanto grande) del Mata.

Quindi cinque o sei realtà dai comuni elementi costitutivi, che insieme costituiscono una “massa critica” di potenziale rilievo internazionale nel campo delle arti figurative contemporanee.

Nel progetto attuale del S. Agostino –e che per tantissimi aspetti ribadisco essere un ottimo progetto– si sono previsti:
-lo spazio espositivo a piano terra per future mostre temporanee, in sostituzione dell’attuale foro Boario (ottima cosa perché tale scelta migliora decisamente l’attuale offerta);
– lo spazio riservato alla Fondazione Fotografia con sale espositive per mostre temporanee e per la collezione permanente. Tanto spazio, inoltre, per sviluppare ulteriormente la scuola di fotografia: laboratori, biblioteca autonoma, aule e tanto altro;
– lo spazio per il trasferimento di depositi, sale lettura ed esposizioni di Biblioteca Estense e Poletti, con un loro notevole rafforzamento e miglioramento qualitativo.

Io non metto in discussione questo importante progetto, ma sollecito un ragionamento ed una pianificazione per rendere fruibili una serie di realtà del periodo contemporaneo e della fotografia che già ci sono a Modena e che sono poco valorizzate. Nel Nord Europa una “massa critica” del valore di quella che giace nella nostra città verrebbe messa a sistema e promossa in tutto il mondo. Perché tutto questo non riusciamo a farlo?

Perché il punto è la sostenibilità: la crisi della finanza pubblica non è di poco respiro, e non finirà domattina. Oggi rischiamo di chiudere, o sostanzialmente paralizzare, tutte queste realtà a causa della mancanza di fondi, male endemico dei bilanci comunali di ogni città. Metterle in sinergia vuol dire razionalizzare in modo intelligente, con un costo eguale o inferiore, e renderle disponibili al visitatore in maniera molto più evidente di quanto fatto fino ad ora.

Il progetto attuale è bellissimo -anche architettonicamente- e la suggestione di realizzare l’ultima opera di Gae Aulenti è un indubbio valore aggiunto, ma non mi sembra abbia la forza per generare quel cambio di passo e quel riordino complessivo degli istituti culturali espositivi che tale impegno dovrebbe comportare. Il pacchetto di interventi mi sembra che si sostanzi su una forte vocazione di servizio alla città (all’Università ad esempio) ma mi chiedo se non sia il caso di accentuare ulteriormente il dato del polo espositivo-culturale affinchè l’ingente impiego di risorse possa avere positive ricadute nel campo turistico nazionale ed internazionale.

In questo sono del tutto in linea con le posizioni espresse dall’ex-Presidente della FCRMO Landi, il quale lo scorso 3 giugno dichiarò che erano possibili integrazioni all’interno dell’attuale progetto: “Ci sono i margini per una discussione sul progetto del Polo culturale che però non ne stravolga il nucleo fondamentale”. Perfetto.

Senza mettere in discussione la sostanza dell’idea si potrebbe, con un SEMPLICE TRATTO DI PENNA SU QUALCHE MURO DIVISORIO DEL DISEGNO ATTUALE, ricavare gli spazi perché diventi davvero il polo centrale dell’offerta espositiva cittadina. Certo, basterebbe lasciare l’Estense dov’è, ampliandone e valorizzandone gli spazi all’Ex-Ospedale, ma non pretendo tanto. Mi basterebbe RICONSIDERARE alcune modalità del trasferimento (che tra l’altro per le scaffalature storiche del Termanini e altri aspetti pratici ed economici credo preoccupi tutti, anche chi lo promuove). Basterebbe semplicemente RICONSIDERARE e ridurre l’ampia quota di metri quadri destinati a deposito librario nel S. Agostino (ricordo che all’uso deposito appartengono anche le Torri).
Il patrimonio dell’Estense, infatti, è enorme e bellissimo, ma si può dividere in tre grandi blocchi:
1. l’antico, che va ASSOLUTAMENTE valorizzato ed esposto con un deciso incremento degli spazi a disposizione. Se si riuscisse in questa impresa si potrebbero valorizzare meravigliosi fondi del tutto sconosciuti perché chiusi in maniera permanente nei depositi: penso per esempio all’inestimabile fondo di autografi di musica barocca del ‘600, e tanto altro;
2. l’800-metà 900, che è molto interessante culturalmente e molto completo, ma di difficilissima consultazione (se non da parte di ricercatori specializzati). Io stesso, che mi considero un buon consumatore culturale in città, ho usato questa parte dell’Estense due volte nella vita: per una ricerca sulla storia di Modena al liceo e per un libro della tesi di Laurea e credo che la mia storia possa comodamente valere per quasi tutti i miei concittadini.
3. infine, la parte contemporanea e delle riviste che francamente non ha chiara vocazione specialistica, oggi non è più completa, ed è poco fruibile. Se davvero, come si è promesso, si rilanceranno gli acquisti e l’aggiornamento, ha senso fornirle nuovi spazi di fruizione, altrimenti è una parte destinata a non decollare.

Ora, se parte del patrimonio del ‘900 di minor valore e interesse, invece di trasferirlo in toto al deposito del S. Agostino -contenitore dove il metro quadro è prezioso e costoso- lo si deposita altrove, in modo che su prenotazione sia rapidamente fruibile, si liberano spazi (e risorse economiche) per ospitare tutto il polo espositivo modenese in modo integrato e per costituire il centro di una strategia di promozione internazionale (senza questa, ovviamente, non c’è contenitore che tenga).
Ecco perché dico che senza stravolgere il progetto, con pochi segni di penna, lo si può rendere al tempo stesso più in linea con le norme urbanistiche (rilievi del TAR) e con i giusti obiettivi di promozione culturale di livello continentale.

So bene che il paragone è assolutamente fuori luogo, ma la costruzione del Museo Guggenheim a Bilbao è costata quanto il progetto S. Agostino (70 milioni circa), ma produce 1 milione di visitatori l’anno, con un indotto stimato nei primi 15 anni di attività di 274,3 milioni di euro in termini di Pil, il mantenimento di 5.000 posti di lavoro tra occupazione diretta e indotto, e 42,2 milioni di euro di entrate per l’erario basco.
Mi accontenterei di togliere uno zero a tutte le cifre suddette e mi chiedo: il nostro progetto è in grado anche lontanamente di attestarsi su quest’ordine di grandezza?

Secondo me è questa l’unica vera domanda da porsi.

E’ sbagliato e falso darmi poi del voltagabbana, perché questi concetti li esprimo dal lontano 2009 (da quando ero segretario cittadino del Pd) e nel programma per le amministrative dello stesso anno lo mettemmo addirittura per iscritto. Purtroppo queste posizioni non furono mai accolte dal programma di maggioranza, ma forse è meglio ricordare quanto avevamo testualmente affermato:

“Il POLO MUSEALE modenese costituito dal complesso Palazzo dei Musei-ex Ospedale Estense e dall’ex Ospedale S. Agostino, senza dimenticare la piazza che li raccorda, deve essere il nodo centrale della politica culturale dei prossimi anni. Affrontando con determinata convinzione, anche nell’individuare inedite soluzioni espositive e gestionali, il tema nel suo complesso, specie in caso di mancata attuazione del protocollo siglato nel 2007 da parte del Ministero, ANDREBBE RICONSIDERATA l’ipotesi del trasferimento delle biblioteche estense e poletti dalle sedi storiche al s. agostino, consentendo la naturale espansione orizzontale di tutti gli Istituti Culturali presenti nel Palazzo dei Musei anche in spazi resi liberi dall’ex Ospedale Estense, per conservare la rara omogeneità dal punto di vista museografico di un luogo in cui sono raccolte e conservate le testimonianze della storia di Modena. Il complesso dell’ex-S. Agostino potrebbe conseguentemente essere dedicato al “contemporaneo”, nella più ampia accezione del termine, con una sala espositiva per la città di grande dimensione e suggestione, e spazi per “laboratori” e luoghi di sperimentazione, aggregazione, produzione, rivolti particolarmente ai giovani, vissuti lungo tutta la giornata.

– Continuare a valorizzare le “VOCAZIONI” TIPICHE DELL’OFFERTA CULTURALE MODENESE: l’arte contemporanea e le avanguardie; la fotografia storica e contemporanea. IPOTIZZARE LA COLLOCAZIONE NEL POLO S. AGOSTINO O METTERE COMUNQUE IN SINERGIA TRA LORO LA GALLERIA CIVICA CON LE SUE RACCOLTE DI FOTOGRAFIA E DISEGNO, IL FOTOMUSEO E LA COLLEZIONE DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA DELLA FONDAZIONE CRMO”.

Questo scrivemmo nel 2009 dopo un lungo confronto -anche combattuto- con decine di esponenti della cultura modenese. Una cosa che oggi i partiti non fanno più prima di scrivere i programmi elettorali.
Certo, allora il progetto era assai meno definito e avanzato, l’Estense era libero e non si erano fatte le gare d’appalto. Oggi tornare indietro è quasi impossibile e comporterebbe un’enorme perdita di tempo (si fosse accettata la discussione allora forse oggi saremmo arrivati in condizioni migliori).
Ribadisco una volta di più che oggi, anche senza mettere in discussione gli assi del progetto, persino senza rinunciare al trasferimento dell’Estense, si possono migliorare tante cose di un piano nato nel 2006 (ormai 10 anni fa) quando a Modena venne a lanciarlo l’allora Ministro Rutelli.

MI scuso della lunghezza, ma spero così di essere al riparo da ulteriori polemiche strumentali.
Non ho detto che il progetto va fermato, e neppure che non sia buono o che non sia strategico, tutt’altro: è assolutamente strategico e importantissimo per il futuro di tutta la città.
Ho solo ribadito quello che dico dal 2009, con le poche forze che ho: che forse questo importantissimo piano può essere reso ancora più forte e strategico per il futuro di Modena con pochi semplici accorgimenti.

Se abbiamo un’ultima occasione per ragionarci, cogliamola.

Diversamente, se c’è solo spazio per andare avanti su quanto già deciso, cosa volete che dica? Si andrà avanti… E qualunque cosa accada, state sicuri che cercheremo tutti di tifare e collaborare perché -comunque sia impostato- da questo grande investimento esca il meglio per la città.

http://santagostino.modena.it/