IL SAPERE, PER RIPRENDERCI IL FUTURO

Le competenze, ciò che sappiamo e sappiamo fare, sono il nostro futuro.
Attraggono gli investimenti. Facilitano la nascita di nuove imprese.
Sostengono l’innovazione, la qualità dei prodotti. Garantiscono continuità ai percorsi professionali.

Le competenze si sviluppano nel nostro sistema sociale e produttivo: in impresa, nell’associazionismo, in famiglia, ovunque.
Ma devono ricevere una “forma” per essere ordinate, utilizzate: a questo serve l’istruzione, l’università, la “formazione”, appunto.

Il sistema di istruzione e formazione emiliano-romagnolo è eccellente per molti aspetti. Ma ci sono anche miglioramenti possibili.
Siamo ai vertici nazionali per livelli di formazione continua, ma ancora troppi adulti, lavoratori e imprese ne sono esclusi rispetto ai livelli europei.
Abbiamo troppi giovani disoccupati e che abbandonano lo studio, cioè troppe competenze disperse.
Abbiamo troppi adulti che perdono il lavoro e faticano a reinserirsi, cioè competenze che non utilizziamo più a fondo.

Le ricette non sono facili.

Per i giovani:
– lottare contro la dispersione scolastica, offrire percorsi validi e alternativi di reinserimento nello studio e nel lavoro
– incrementare il tasso di passaggio all’università e il successo nei percorsi di laurea
– tornare a investire in orientamento ed esperienze a supporto della transizione da studio a lavoro, come i tirocini
– dare piena attuazione al programma Garanzia Giovani, e in tempi rapidi, per i 110 mila i giovani emiliano-romagnoli che non studiano, né lavorano fra i 15 e 24 anni
– sostenere la crescita di nuove imprese, la diffusione della rete in fibra con le sue opportunità di lavoro nel web, una rete regionale di luoghi per il co-working, la successione generazionale nelle piccole imprese
– accrescere, anche a livello internazionale, il valore e l’attrattività delle nostre università, lottare contro la fuga di laureati e ricercatori, e rafforzare tutti i sistemi (scolastico, universitario, formativo)

Per gli adulti che lavorano e per chi rischia di uscire dal mercato del lavoro:
– una formazione continua di qualità, progettata meglio con le imprese, coi loro bisogni, a servizio dei loro progetti di sviluppo
– sostenere e valorizzare i servizi per l’impiego, integrati con l’offerta formativa e le imprese del territorio, e con le attività delle agenzie private
– non solo ammortizzatori sociali, ma vere politiche attive di sostegno alla ricerca del lavoro, soprattutto con un placement mirato

Sono in arrivo quasi 800 milioni di Fondo Sociale Europeo in sei anni (2014-2020): dobbiamo non solo spenderli tutti, come sempre fatto; ma spenderli nel modo più efficace possibile. Ci sono altre risorse nazionali, regionali, comunitarie, bilaterali: utilizziamole al meglio e in modo coordinato.
Investiamo queste risorse nel migliore dei modi.
Sono la nostra principale strada per riprenderci il futuro.