PER UN RIMBORSO DI TROPPO

Certo, la campagna elettorale è un periodo delicato.
Certo, tutti i fatti devono essere accertati e verificati con attenzione,
prima di giudicare.
Certo, nessuno è colpevole di nulla prima di un giudizio, in questo paese,
ricordiamocelo sempre.

Ma è anche vero che i cittadini non ne possono più.

Senza facili populismi, non ne possono più di tirare la cinghia
e di non sapere se possono fidarsi di chi li guida.

E come ci si potrebbe fidare se qualcuno coi soldi
delle tue tasse si fosse davvero comprato sex toys?
Io ho bisogno di pensare che non sia successo.
Non può essere vero.

Se capiamo questo, con i nostri comportamenti
dovremmo tutti stare un passo al di qua di qualsiasi ragionevole dubbio.
Due passi, anzi.

Dovremmo tutti avere ben chiaro il principio
che per fare attività politica individuale si usa il proprio stipendio,
non i fondi pubblici.
Dovremmo tutti chiedere rimborsi solo per attività
strettamente e sicuramente istituzionali.
E in ogni caso, adottare i più rigidi criteri di sobrietà,
di risparmio, di essenzialità.

Questi sono i criteri a cui personalmente mi voglio attenere,
se toccasse a me rappresentare i cittadini in Regione.

Perché in ballo c’è molto di più di qualche migliaio di euro.
C’è in ballo la credibilità delle istituzioni, di una intera classe dirigente.
Una cosa troppo importante per esporla
anche solo al rischio di vederla sfumare.
Per un rimborso di troppo.

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